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Questo articolo è stato pubblicato il 06 aprile 2014 alle ore 08:13.

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Il bacino idrografico del Lago Chad serve un'area che equivale circa all'8% della superficie totale dell'Africa. E interessa diversi Paesi, tra cui Algeria, Camerun, Repubblica Centraficana, Chad, Libia, Niger, Nigeria e Sudan. Il Piano quinquennale per salvare il lago è parte di questa strategia di sviluppo del Sahel, con finanziamenti per 925 milioni di euro. I Paesi confinanti copriranno il 10% di questa spesa. La Banca africana dello sviluppo (Bad) ha già messo sul piatto 80,2 milioni di euro. Germania, Francia, India e Cina si dicono intenzionati a investire. Così come Banca islamica dello sviluppo e Fondo sovrano del Kuwait. Il resto della somma comunque va trovato. Prodi a Rimini è stato nominato tra i tre "saggi" chiamati a supervisionare il progetto e a monitorare la sua attuazione, assieme a Arba Hama Diallo del Burkina Faso e all'ex presidente nigeriano, Olusegun Obasanjo. «Il lago - dice Obasanjo - entro 20 anni potrebbe essere completamente prosciugato. Qualche bagliore di speranza ce l'ho per una serie di motivi: la posizione dei leader politici dell'area, il sostegno di Ue e Onu. Il rafforzamento della governance e la stabilizzazione dell'area sono indispensabili per sconfiggere il terrorismo, oltre che necessari per attuare questi programmi. Se Prodi è tanto coinvolto, anche io mi sono sentito incoraggiato a impegnarmi in prima persone».
In ogni caso, l'attuazione del Piano è il primo passo per salvare il lago: la commissione del bacino è nata nel 1964, dall'anno in cui le acque hanno cominciato a ritirarsi. È stata un fallimento, almeno finora.
Nkosazana Dlamini Zuma, ex ministra sudafricana della Salute nel primo governo Mandela e attuale presidente della Commissione dell'Unione africana, è ottimista. «Il lago Chad è il simbolo del cambiamento climatico in Africa. Dobbiamo insieme riuscire a invertire questa tendenza. Tutti dobbiamo sostenere gli sforzi dei Paesi rivieraschi per salvare la regione. E far uscire la sua gente dal ciclo della povertà endemica».
Mahamadou Issoufou, giovane presidente del Niger e presidente attuale della Commissione del bacino del Lago Chad, insiste sulla necessità di «agire qui e ora». Se il lago scomparirà ci saranno conseguenze nefaste per tutta l'Africa. In termini di desertificazione e per l'equilibrio economico di tutta la regione. Io mi arrabbio quando penso che la Commissione che presiedo è nata quando ero un bambino e finora non è riuscita a fare niente. Ora è il momento. Anche per sconfiggere il terrorismo islamico, un cancro che si sta insinuando nei nostri territori. I militari non bastano». Chad, Camerun, Nigeria e Niger, tra l'altro, hanno appena deciso di creare una forza multinazionale da insediare nell'area, composta da 3mila soldati, per contrastare Boko Haram. «A lungo termine - conclude il presidente del Niger, che è un musulmano - per vincere sul fondamentalismo islamico bisogna far uscire la gente dalla povertà». Lo sviluppo è l'arma migliore per la pace.
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I NUMERI
90%
Un bacino sempre
più asciutto
La riduzione di acqua dolce subita negli ultimi anni dal lago Chad
2.500 Kmq
L'effetto della lunga
desertificazione
L'area attuale del lago Chad, dopo anni di desertificazione
25mila kmq
L'estensione originaria
quarant'anni fa
L'area che aveva il lago Chad nel 1972
8%
Un enorme riserva
per il continente
L'estensione del bacino idrografico rispetto alla superficie dell'Africa

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