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Questo articolo è stato pubblicato il 23 aprile 2014 alle ore 10:35.
L'ultima modifica è del 23 aprile 2014 alle ore 18:41.

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Nell'inchiesta neurologi e biologi
Ma l'avviso di chiusura indagine è stato notificato anche a neurologi, biologi, medici degli Spedali civili di Brescia e a un dirigente dell'Aifa. Oltre a Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation e padre del metodo, nel corposo capo d'imputazione del pm Raffaele Guariniello figurano indagati anche il suo vice Marino Andolina, chirurgo ora in pensione ed ex coordinatore del Dipartimento trapianti all'Irccs di Trieste. Indagati, a vario titolo, tra gli altri, Leonardo Scarzella, neurologo operante presso l'ospedale Valdese di Torino; Roberto Ferro, presidente del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino); Luciano Fungi, medico del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino); Andrea Losana, ortopedico che operava in regime di service all'ospedale Valdese di Torino; Mauro Delendi, direttore generale dal 2007 al 2010 del Irccs di Trieste; Fulvio Porta, direttore di struttura agli Spedali Civili di Brescia; Carmen Terraroli, membro della segreteria scientifica del Comitato etico degli Spedali civili di Brescia; Arnalda Lanfranchi, dirigente di sezione agli Spedali Civili di Brescia; Gabriele Tomasoni, direttore di struttura agli Spedali civili di Brescia; Carlo Tomino, responsabile dell'Ufficio ricerche e sperimentazione dell'Aifa, l'Agenzia italiana per il farmaco.

Gli ulterioriori accertamenti
L'inchiesta si era già formalmente chiusa nel 2012, ma nei mesi successivi Guariniello aveva continuato gli accertamenti. Estendendoli a quanto succedeva intorno agli Spedali Civili di Brescia, dove la terapia "ad uso compassionevole" è stata fatta entrare. Fino allo scorso 2 aprile, quando i medici hanno deciso di interrompere "fino a data da definirsi" la somministrazione del trattamento, come annunciato dal commissario straordinario dell'azienda ospedaliera, Ezio Belleri, in audizione al Senato.

Le indagini dei Nas
Nelle ultime settimane la cancelleria del pubblico ministero Raffaele Guariniello ha lavorato sodo per preparare il corposo capo d'accusa in cui sono condensati gli esiti delle indagini dei carabinieri del Nas. I laboratori abusivi portati «negli scantinati» o «nascosti a San Marino nel palese intento di sfuggire ai controlli istituzionali previsti in Italia». Le
chiacchiere degli operatori sui casi di malati senza speranza che «per fortuna sono in aumento». I pazienti (o i loro parenti) allettati dai video con le guarigioni miracolose: un russo che vince il morbo di Parkinson e riprende l'attività di danzatore, la giovane donna affetta da Sla che supera la paralisi e deambula con le protesi. Il giro di denaro: diecimila euro all'anno, per esempio, per lasciare le proprie cellule in custodia a San Marino in modo da riutilizzarle in futuro.

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