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Questo articolo è stato pubblicato il 25 maggio 2014 alle ore 08:14.

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Aldo Agosti riprende il titolo di questa sua storia del Partito socialista di Unità proletaria dal giudizio che esprime lo storico socialista Gaetano Arfè all'indomani del II congresso del Psiup (Napoli 18-21 dicembre 1968): Partito provvisorio è espressione che nel gergo partitico non ha significato negativo. Nel dicembre 1968 a Napoli, la usa Lelio Basso, che molti consideravano il padre nobile del partito, intendendo il fatto che il Psiup sarebbe provvisorio non per incapacità, ma per volontà perché «destinato a bruciarsi in un glorioso rogo nel momento in cui avrà assolto la sua funzione di unificare il movimento operaio italiano». Ma in quelle giornate, nota Arfé, quella parola - "provvisorio" - più che dare l'orgoglio della propria missione ha significato «il riconoscimento della propria caducità e della superfluità, di un partito che non è riuscito a darsi una funzione, neanche di stimolo nella tormentata vicenda del socialismo italiano».
In queste parole dure c'è molta verità, a cominciare dalla vicenda di Lelio Basso, che avrebbe abbandonato il Psiup nel 1971, 18 mesi prima del suo scioglimento formale, avvenuto alla fine del 1972.
Sullo Psiup mancava fino ad oggi una storia. Aldo Agosti con questo suo libro consente di riempire un vuoto. Il Psiup nella storia italiana è il partito la cui parabola è stata tra le più veloci. Non perché privo di fondamento (gran parte del suo profilo - politico, culturale, sociale, lessicale, - corrisponde a un sentimento lungo e profondo), ma perché si consuma rapidamente.
Nato nel gennaio 1964 come costola della sinistra del Psi che raduna tutti coloro che rifiutano il governo di centrosinistra, il Psiup si scioglie nel 1972, all'indomani delle elezioni politiche che lo vedono in alleanza con il Pci, ma di fatto in posizione subordinata, dopo aver ottenuto risultati ragguardevoli (intorno al 4,5% sul territorio nazionale alle elezioni del maggio 1968) e, soprattutto, aver attratto il voto giovanile.
Ma questo non lo fa essere un "partito nuovo" per davvero.
Per esempio la tipologia, la composizione sociale e la distribuzione geografica dei suoi iscritti, 152mila nel 1965: di questi il 33% sono al Nord, il 26,4 % al centro e circa 40% al sud. Il Psiup è un partito forte nelle realtà delle città provinciali ma che stenta a crescere nelle grandi città industriali (Torino, Genova). Un partito che dichiara il 35% di operai tra i suoi iscritti, anche se questo è un termine molto incerto perché spesso vi sono inclusi funzionari sindacali; un partito fortemente "maschile" dove la presenza delle donne è sporadica (un dato che è vero per tutta la sua durata e che significativamente si conferma anche dopo il 1968).

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