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Questo articolo è stato pubblicato il 17 giugno 2014 alle ore 12:33.

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L'Italia non è ancora «un Paese per bambini». I problemi dell'adolescenza e dell'infanzia restano infatti fortemente segnati da un contesto di difficoltà economica e povertà. E la scarsità di servizi sociali ed educativi che supportino i minorenni, fanno pagare loro un prezzo ancora più alto. È il dato che emerge dal 7°Rapporto su "I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia" a cura del Gruppo Crc (Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza), illustrato oggi alla presenza del Ministro per il lavoro e le politiche sociali Giuliano Poletti e dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Vincenzo Spadafora.

Solo il 13,5% di bimbi tra 0 e 3 anni ha avuto accesso agli asili nido
Al 1° gennaio 2013 i bambini in età compresa tra gli 0 e i 3 anni in Italia erano 2.171.465 e di questi uno su cinque nasce da almeno un genitore straniero. Ma per molti di questi bambini mancano le risorse e di conseguenza mancano i servizi: solo il 13,5% di bambini in questa fascia di età, nel 2012, ha trovato ad accoglierli servizi per l'infanzia e asili nido. Al Sud e nelle Isole la situazione è ancora più difficile: maglia nera per la Calabria con solo il 2,5% di bambini che hanno accesso ai nidi, seguita dalla Campania che raggiunge quota 2,8%.

Politiche per l'infanzia carenti
La settima edizione del Rapporto Crc fa emergere la difficoltà cronica da parte delle istituzioni di "mettere a sistema" le politiche per l'infanzia e l'adolescenza nel nostro Paese, così come continuano a essere tagliati in modo significativo i fondi dedicati, come è accaduto nell'ultima Legge di Stabilità. «Il 2014 rappresenta il terzo anno consecutivo senza un Piano Nazionale Infanzia», spiega Arianna Saulini di Save the Children e coordinatrice del Gruppo Crc. E aggiunge: «L'Italia deve tornare ad essere un Paese che investe non solo sui giovani ma anche sui bambini». Di qui la necessità di potenziare l'offerta e l'accessibilità a servizi socio-educativi di qualità, agli interventi economici a favore di famiglie povere con bambini e alla formazione e allo sviluppo professionale degli operatori che ruotano attorno al mondo dell'infanzia.

Italia ancora lontana dall'obiettivo europeo
Stando agli ultimi dati disponibili, in Italia solo il 13,5% dei bambini sotto i tre anni ha avuto accesso ai servizi per la prima infanzia (nidi comunali 11,8% e servizi integrativi 1,6%) . A questa percentuale si stima vada aggiunto un ulteriore 4% di bambini accolti da servizi privati non sovvenzionati da fondi pubblici. Da un lato si segnala una lieve flessione rispetto all'anno precedente (-0,5%), attribuibile alla diminuzione dei servizi integrativi per l'infanzia (resta invece immutata la percentuale dei bambini accolti negli asili nido) e dall'altra si segnala che in molti Comuni si assiste a un alto numero di rinunce alla frequenza del nido sia da parte di famiglie che non sono più in grado di pagare le rette, che per il venir meno dell'occupazione della madre. Di qui la necessità di nuove procedure di finanziamento dei servizi per la prima infanzia, perché l'investimento pubblico in tal senso in Italia è drammaticamente basso sia nel confronto con l'Europa che in quello con le altre classi di età.

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