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Questo articolo è stato pubblicato il 19 giugno 2014 alle ore 17:46.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 20:24.

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(Afp)(Afp)

Gli Stati Uniti sono pronti a inviare fino a 300 consiglieri militari in Iraq: lo ha detto il presidente americano, Barack Obama, in una dichiarazione in diretta tv. Obiettivo delle forze speciali, aiutare l'esercito iracheno ad affrontare l'avanzata dei miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) e raccogliere informazioni di intelligence, rivelano fonti dell'amministrazione americana. Obama ha parlato dalla briefing room della Casa Bianca. Gli Stati Uniti sono pronti ad "azioni mirate" in Iraq se e quando dovessero rendersi necessarie, ha spiegato il presidente Usa.

Ma non c'è soluzione militare in Iraq
Ma le forze americane non torneranno a combattere in Iraq, ha sottolineato Obama.
I 300 soldati che Obama intende inviare nella veste di consiglieri militari in Iraq si aggiungono ai 275 marine già inviati per rafforzare la sicurezza dell'ambasciata americana a Baghdad. Questi soldati, ha chiarito il presidente, non torneranno nel Paese con compiti di combattimento. «Non abbiamo la capacità di risolvere la situazione con migliaia di truppe: non c'è una soluzione militare per l'Iraq», ha dichiarato il presidente. «Servono partnership efficaci per combattere i gruppi terroristici», ha aggiunto.

Gli Stati Uniti sono dunque pronti ad effettuare operazioni militari mirate in Iraq, ma prima Obama ha spiegato che si consulterà con il Congresso e i leader della regione. Il presidente americano ha ribadito che la priorità per i politici iracheni a partire dal premier, lo sciita Norui al Maliki è superare le loro divergenze basate sulle differenze interconfessionali tra sciiti e sunniti per definire un piano politico per il futuro del Paese.

Obama: già potenziato azioni di intelligence
Il presidente ha annunciato che le forze Usa nel Golfo Persico hanno già aumentato la raccolta di informazioni di intelligence e hanno effettuato operazioni di ricognizione per avere un quadro più preciso di quanto gli jihadisti sunniti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) stanno facendo nel Paese.

Washington sosterrà le forze di Baghdad
Washington, ha promesso il presidente, aumenterà gli equipaggiamenti militari per l'esercito iracheno e sosterrà le forze di Baghdad.
Obama ha aggiunto che il segretario di Stato, John Kerry, sarà nel fine settimana in Medio Oriente e in Europa per coordinare gli sforzi diplomatici.

Sul campo: raffineria al governo, deposito armi ai ribelli
Le forze irachene hanno ripreso il pieno controllo della principale raffineria del paese al termine di intensi combattimenti con i jihadisti sunniti, annuncia oggi il governo di Baghdad. «Le forze di sicurezza hanno il totale controllo della raffineria di Baiji», ha detto il portavoce per la sicurezza del premier Nouri al Maliki, generale Qassem Atta, in un discorso trasmesso in tv. I jihadisti dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) - maggiore minaccia per la stabilità in Iraq - aveva attaccato ieri il complesso di Baiji, situato 200 chilometri a nord di Baghdad. La raffineria fornisce petrolio a tutte le province irachene e la sua produzione è stimata in 600mila barili al giorno. Da parte loro, gli estremisti sunniti in Iraq hanno occupato quello che una volta era il principale sito di produzione delle armi chimiche del regime di Saddam Hussein, riporta il Wall Street Journal citando alti responsabili dell'amministrazione Obama. Il complesso conterrebbe ancora una scorta di vecchie armi.

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