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Dossier | N. 177 articoliElezioni 2018-Ultime notizie, interviste e video

Preside «hi-tech» ed ex amico della Buona Scuola: chi è l’aspirante ministro del M5S

Salvatore Giuliano durante la trasmissione televisiva “L’aria che tira” su La7 (foto Ansa)
Salvatore Giuliano durante la trasmissione televisiva “L’aria che tira” su La7 (foto Ansa)

Se non dell’ex premier Matteo Renzi, come si è affrettato a precisare ieri, Salvatore Giuliano è sicuramente un “amico” della Buona Scuola. O almeno lo è stato se è vero che il 51enne preside brindisino, indicato da Luigi Di Maio come ministro dell’Istruzione del suo ipotetico governo a 5 Stelle, ha partecipato sin dal 2014 ai cantieri preparatori di quella che sarebbe diventata la legge 107 del 2015. Facendo anche da consulente per l’innovazione (a titolo gratuito) per le ministre Stefania Giannini e Valeria Fedeli. Tant’è che ha contribuito in prima persona al Piano nazionale scuola digitale previsto dalla riforma di due anni fa. Riforma che lo stesso Di Maio ha più volte detto di voler smantellare.

Chi è
Laureato in Economia bancaria, finanziaria ed assicurativa presso l’Università di Lecce, Salvatore Giuliano è dirigente scolastico dell’IIIS Ettore Majorana di Brindisi. E, stando alla nota biografica pubblicata ieri dal Blog delle stelle, «ha collaborato con varie commissioni ministeriali e dal 2016 è stato nominato esperto del ministro dell’Istruzione, università e ricerca con delega alla Formazione dei Dirigenti Scolastici e sostegno della loro attività». Una formula neutra. Che viene però riempita di contenuto dai tecnici che hanno lavorato con lui, al Miur e fuori, ai tempi della riforma Renzi-Giannini. E che ieri sono rimasti quanto meno perplessi per il suo “cambio di rotta”. Avendo partecipato - spiegano - a cantieri ministeriali, sottoscritto manifesti in difesa della legge 107, condotto seminari formativi per conto dell’Anp. E, ad abundantiam, non avendo aderito al maxi-sciopero del 5 maggio 2015 contro la “Buona Scuola”.

Che cosa ha fatto
Dicono di lui che ha uno spiccato interesse per l’innovazione tra i banchi. E le iniziative messe in campo nell’istituto brindisino lo confermano. A partire dal “book in progress” lanciato nel 2009 per realizzare in proprio i libri scolastici in formato digitale e cartaceo. Seguito in anni più recenti dall’iPad a scuola, in sostituzione di zaino e volumi vari. Oppure l’aula del futuro inaugurata nel 2013: uno spazio multimediale dotato di pc, touch screen, e di scaffali per tablet e netbook. Proprio il suo istituto industriale è stato uno dei primi a dotarsi del registro elettronico e a ognuno degli iscritti viene fornito un badge personale per timbrare ingresso e uscita dall’edificio. Sempre a proposito di innovazione il suo istituto ha partecipato e partecipa con soddisfazione alla sperimentazione per le superiori in quattro anni. Come sottolineava lui stesso al Sole 24 Ore del 9 gennaio: «Abbiamo funzionanti già sette classi, e ora, con l’avvio della nuova sperimentazione a settembre saliremo a otto. Siamo una best practice nel territorio, e vengono a studiare da noi persino giovani dalla Lombardia». L’ultima trovata risale a pochi giorni fa quando ha proposto di fare suonare la campanella alle 10: «Così gli studenti - assicurava - impareranno di più».

Buona Scuola sì, Buona Scuola no
Arriviamo così al suo rapporto con la legge 107. Quanto è accaduto ieri subito dopo l’investitura pubblica da parte di Di Maio è emblematico. In mattinata ai microfoni dell’Aria che tira su La7 Giuliano ha dichiarato: «La buona scuola va superata e migliorata. Non abolita? Sui precari bisogna continuare ad assorbire tanti docenti». Nel tardo pomeriggio, dimostrando di aver già acquisito i “ferri del mestiere” che potrebbero tornargli utili a viale Trastevere, ha rettificato: «La buona scuola è un provvedimento disastroso, che ha distrutto la vita di migliaia di insegnanti». Nel mezzo c’è stato lo spazio per un botta e risposta con l’ex premier Matteo Renzi che lo aveva definito «un nostro amico», «un consulente della Giannini e della Fedeli», «un preside, anche bravo, che ci ha aiutato a scrivere la riforma della Buona Scuola». Immediata la replica dell’aspirante ministro: «Sono stato presentato 4 ore fa e ho scoperto di essere stato quello che ha scritto la Buona Scuola, non ho scritto un rigo. Scopro di avere amicizie importanti, io l’onorevole Matteo Renzi - ha aggiunto - l’ho visto due volte in pubbliche occasioni, ho una concezione diversa di amicizia». Ma a togliere ogni dubbio in serata è giunto un video del 2015 in cui Giuliano invitava l’allora presidente del Consiglio ad andare avanti sulla riforma con un laconico: «La scuola è con lei, presidente». Un siparietto da campagna elettorale. Come ce ne sono stati tanti. Che non contribuisce però a tirare le somme su ciò che la riforma dell’istruzione è stata fin qui. E, soprattutto, su ciò che cosa potrà ancora essere.

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