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2018, l’incredibile rinascita del tennis italiano

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MAI COSì BENE DAL 1977

2018, l’incredibile rinascita del tennis italiano

Fabio Fognini bacia il trofeo di Los Cabos dopo la vittoria contro Del Potro (Epa)
Fabio Fognini bacia il trofeo di Los Cabos dopo la vittoria contro Del Potro (Epa)

Era il lontano 1977, l’anno delle contestazioni studentesche e dell’insediamento di Jimmy Carter alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Nel dorato mondo del tennis l’Italia poteva vantare star del calibro di Panatta, Bertolucci e Barazzutti, capaci di alzare trofei in serie dopo il magico 1976 segnato dallo storico «Triplete»: vittoria a Roma e Parigi (con Panatta) e trionfo in Coppa Davis nel famigerato Estadio Nacional del Cile, dove il regime di Pinochet imprigionava e torturava gli oppositori.

Sono passati 41 anni e il tennis tricolore sta ritrovando lo smalto dei tempi migliori. Non è un’esagerazione, lo raccontano le statistiche: con la vittoria odierna di Fabio Fognini nel torneo di Los Cabos, dove ha battuto il numero 4 del mondo Juan Martin Del Potro, sono infatti già sei i titoli Atp messi in bacheca dal nostro Paese quest’anno: tre da Fognini, due da Cecchinato, uno da Berrettini. Non accadeva, appunto, dal 1977, quando portammo a casa sette titoli Atp con il formidabile terzetto formato da Panatta, Bertolucci e Barazzutti.

Come si spiega questa vera e propria rinascita sportiva? Prima di tutto con un movimento in costante crescita. La Federazione negli ultimi 15 anni ha registrato un aumento a tripla cifra di tesserati, tornei e partecipanti. Le scuole tennis crescono, e con loro i giovani che si avvicinano a questo sport anche attraverso i centri estivi della Fit, sempre molto frequentati.

Tutto questo però non basta. Servono i risultati, i campioni, i giocatori che fanno sognare i bambini con le vittorie creando un circolo virtuoso. Proprio quello che per decenni è mancato al movimento italiano e che quest’anno, all’improvviso, sta arrivando come un regalo inatteso. Cominciamo da Fabio Fognini: a 31 anni è ormai un veterano ma quest’anno sta trovando una continuità di risultati che non aveva mai avuto in passato. Con la vittoria di oggi a Los Cabos, dove ha sfoggiato una nuova acconciatura con le treccine, il ligure intasca il terzo titolo del 2018, dopo quelli conquistati a San Paolo e a Baastad, l'ottavo complessivo su 17 finali disputate, il primo in assoluto sul cemento. Da domani ritornerà a occupare la posizione numero 14 del ranking Atp, a un passo soltanto dal suo miglior piazzamento (numero 13, raggiunto nel marzo 2014).

Se Fognini è una conferma, Cecchinato e Berrettini sono le due grandi novità dell’anno. Il 25enne palermitano, dopo anni di sudore e fatiche sui campi minori del circuito, ha compiuto l’impresa del Roland Garros, dove ha raggiunto le semifinali: un exploit che avrebbe potuto provocargli vertigini d’alta quota. Invece Cecchinato ha proseguito il suo cammino, continuando a vincere sul campo e ora si trova al numero 22 della classifica mondiale, record della carriera.

Matteo Berrettini è forse il tennista con il maggiore potenziale, sia per la giovane età (22 anni), sia per il talento. Alto 196 centimetri per 90 chili, è il tipico tennista del XXI secolo, simile nel fisico a Zverev o Cilic. Gran servizio, colpi potenti e solidi da fondo, nervi saldi, ha tutte le carte in regola per scalare la classifica Atp, dove ora si colloca al numero 54 (il suo best ranking). Non è finita qui, perché sullo sfondo emergono altri potenziali campioni come Lorenzo Sonego e Gianluigi Quinzi. E in campo femminile, dopo l’uscita di scena di Flavia Pennetta e Roberta Vinci, l’eterna promessa Camila Giorgi - dotata di colpi da top ten - sembra aver trovato la strada giusta, raggiungendo i quarti di finale a Wimbledon. Il 2018 insomma è stato finora un anno da incorniciare ma i prossimi mesi e il 2019 potrebbero riservare altre liete sorprese.

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