Laura Cavestri
Federica Micardi
ROMA
Contributi previdenziali da versare, ma a chi? Per rispondere a questa domanda il ministero del Lavoro ha convocato, per mercoledì 5 maggio, un tavolo tecnico con i rappresentanti di tutte le Casse di previdenza professionali. Obiettivo? Armonizzare le regole in materia contributiva da applicare agli over 65 che continuano a esercitare, ma anche ai tanti soggetti che, accanto a un'attività da dipendente (tra cui medici e docenti) svolgono anche la libera professione.
Il problema è emerso con l'operazione "Poseidone", con cui l'Inps, incrociando le dichiarazioni dei redditi con i dati contributivi, ha rilevato 120mila liberi professionisti che risultavano "evasori". Sono finiti nella rete "buoni" e "cattivi". Cioè, sia coloro che non versavano alla gestione separata Inps bensì alla propria cassa, coloro che non versavano perché esonerati dai regolamenti del proprio ente (nelle casse del 103/96 gli over 65 ma anche quelli che si erano avvalsi di una qualche forma di esenzione prevista da alcuni istituti del 509/94), e, infine, quelli che approfittavano (più o meno consapevolmente) dell'ambiguità normativa.
Ad esempio, le casse istituite col decreto 103/96 concedono per regolamento, al pensionato attivo, la facoltà di non versare il contributo soggettivo. Tra i periti industriali sono circa 600 (su 18mila iscritti) quelli che si sono avvalsi dell'esonero. Stesso discorso per gli agronomi all'Epap, con 124 pensionati attivi su circa 11mila iscritti.
Per le "vecchie" Casse, invece, esistono regole di versamento differenziate e disomogenee. Per gli avvocati, ad esempio, il problema non riguarda tanto gli over 65enni ancora in studio. L'evasione contributiva può annidarsi tra coloro (in maggioranza giovani) che non raggiungono i 10mila euro di reddito Irpef. Non hanno il minimo per versare all'Ente di categoria ma potrebbero sfuggire anche all'Inps. Per i ragionieri il problema è «per lo più "ristretto" agli over 65enni che ancora lavorano e che hanno ricevuto richieste di pagamento quando già sono assoggettati al loro ente». Per i dottori commercialisti, invece, il problema riguarda soprattutto i titoli di esonero che la legge 21/86 consente di sottoscrivere a quegli iscritti che svolgono anche attività autonoma. In tal caso, possono avvalersi della gestione separata Inps. Il problema è che coloro che si sono dichiarati esonerati hanno successivamente chiesto di essere riammessi alla cassa. «Ma come fare un'iscrizione retrodatata (con pagamento del pregresso e di eventuali sanzioni) in presenza di un professionista che ha deciso, a suo tempo, di non iscriversi alla cassa stessa?» si chiede il presidente Walter Anedda.
Un'indicazione potrebbe arrivare proprio dal ministero, che ha ancora all'esame le delibere con cui l'Enpam obbliga all'iscrizione i suoi pensionati attivi ma soprattutto sancisce una ipotesi di "sanatoria" con il pagamento degli anni pregressi.
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