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Questo articolo è stato pubblicato il 24 aprile 2011 alle ore 14:53.
L'ultima modifica è del 24 aprile 2011 alle ore 17:30.

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Ormai non passa giorno che non esca dal cilindro qualche bella proposta di modifica costituzionale: ultima arrivata l'introduzione della "funzione dichiarativa" della Corte costituzionale. Di cosa stiamo parlando? Semplice: oggi la Corte può abrogare le leggi che essa ritiene contrarie alla Costituzione, mentre, secondo questo disegno di un deputato del Pdl, il supremo consesso si limiterebbe a esprimere la propria opinione e sarebbe il Parlamento ad avere l'ultima parola su come modificare la norma.

Ovviamente la novità lascerebbe la Corte senza denti, soprattutto allorquando dovesse venire abolita una disposizione gradita alla maggioranza parlamentare. Ebbene, tutto questo attivismo sulla Costituzione sembra fatto più per fini propagandistici che in vista di un reale cambio della Carta. Tuttavia, poiché la questione della "troppa ingerenza dei giudici" nel processo politico è viva e focalizza l'attenzione del Parlamento, vediamo di capirci qualcosa.


La Costituzione è uno strumento nato per difendere diritti individuali e minoranze. I filosofi liberali (ma anche quelli dell'antica Grecia) erano ben consapevoli dei pericoli della dittatura della maggioranza, quand'anche fosse arrivata al potere attraverso un processo democratico (così come il tragico epilogo della Germania di Weimar nella tirannide nazista ha dimostrato) e perciò sono emersi due rimedi: la tripartizione dei poteri, per assicurare check and balances, e una norma fondamentale sovraordinata rispetto alle altre e più difficile da cambiare.


La Corte costituzionale ha il compito di guardiano della superiorità della Costituzione sulle altre norme, abrogando quelle con essa in contrasto. È giusto che un tale giudizio sia in mano a dei giudici e non al popolo, attraverso i suoi rappresentanti sovrani? In fondo il generale de Gaulle, essendo diffidente verso qualsiasi invenzione americana, voleva evitare il "governo dei giudici", stile Corte suprema di Washington, e nella Costituzione della V Repubblica del 1958 inserì un Conseil Constitutionnel che dava pareri preventivi e aveva una composizione molto "politica" (i giudici erano e tuttora sono nominati da organi politici). Nel corso degli anni anche nell'Esagono la situazione si è però evoluta e oggi il Conseil, avendo mantenuto il potere di parere preventivo, ha funzioni persino superiori a quelle della nostra Corte costituzionale. Tale modello del "guardiano" è quello di maggior successo, tant'è che è stato adottato anche dalle istituzioni più moderne, come l'Unione Europea con la Corte di giustizia o la Repubblica federale tedesca con la Bundesverfassungsgericht.


L'assetto è razionale ed efficiente per vari motivi: prima di tutto perché se il Parlamento dovesse valutare la legittimità delle sue stesse leggi, la Costituzione verrebbe svuotata di significato. Basterebbe votare norme che aggirano i diritti fondamentali costituzionali e poi giudicarle coerenti con gli stessi: tanto varrebbe non avere la Costituzione. Inoltre, la giurisprudenza di un tribunale supremo si sviluppa in modo evolutivo, senza strappi, contribuendo così alla certezza del diritto, condizione essenziale anche del buon funzionamento dell'economia.

Il Parlamento, legittimamente, può cambiare idea spesso e attraverso un processo decisionale despecializzato: basta vedere quanto male siano scritte le norme (Bismarck diceva che ci sono due cose che è meglio non sapere come son fatte: le salsicce e le leggi)! Sotto un altro profilo, i lunghi tempi parlamentari terrebbero appese delle disposizioni in odore di incostituzionalità per tempi eccessivamente lunghi, generando ulteriore incertezza. Semmai, poiché i giudici non sono dei santi immuni da pressioni di lobby o pregiudizi, maggiore importanza assumono le regole che assicurano sia la trasparenza delle decisioni (con la pubblicazione delle opinioni dissenzienti) che incentivi ai giudici a resistere a sollecitazioni e lusinghe (inamovibilità, lunga durata della carica, varietà di organi con il potere di nomina e così via).

Alcune decisioni della Corte non mi hanno trovato d'accordo: dubito tuttavia che il mio giudizio sarebbe migliorato se il giudice supremo fosse stato una commissione parlamentare.
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