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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2011 alle ore 10:00.
L'ultima modifica è del 03 settembre 2011 alle ore 10:01.

In Italia, come in Europa, rimane la difficoltà ad adottare le riforme necessarie ad affrontare i due problemi, tra loro connessi, che rischiano di far saltare la costruzione europea e in particolare l'Unione monetaria: la bassa crescita complessiva e la crisi dei debiti sovrani. Il necessario consolidamento fiscale blocca la crescita e impedisce gli investimenti strutturali richiesti dalla Strategia Europa 2020. Contestualmente, la riduzione progressiva del potenziale di crescita determina la sfiducia dei mercati finanziari circa la sostenibilità dei debiti sovrani dei Paesi membri.
Per questo la creazione degli eurobond sta dominando il dibattito italiano ed europeo. Un dibattito che ho seguito con interesse perché, già alcuni anni fa (Brunetta-Preto, sul Riformista dell'11 febbraio 2005) li consideravo uno strumento necessario per finanziare la competitività e la crescita in Europa.
Da molti esponenti politici e commentatori gli eurobond sono considerati la migliore soluzione per far fronte al finanziamento dei debiti sovrani dei Paesi-euro più in difficoltà, e per reperire risorse da destinare alla crescita economica. I due obiettivi possono richiedere l'adozione di due strumenti diversi, con procedure specifiche, o si può pensare a uno strumento unico per far fronte alle due esigenze. Tuttavia, è chiaro che, essendo i due obiettivi strettamente connessi, non si risolve il problema se lo strumento degli eurobond, cioè uno strumento di finanziamento alimentato da debito comunitario, sia destinato solo a soddisfare uno dei due scopi.
Benché la soluzione tecnica abbia importanza, il vero nodo da sciogliere è politico: convincere il Governo tedesco, fin qui diffidente verso gli eurobond. Senza la Germania non si va da nessuna parte. D'altro canto i tedeschi sanno bene che la posta in gioco per il Paese è molto alta. La stabilità dell'area euro è, senza dubbio, prioritaria nella scala degli interessi nazionali tedeschi per almeno due motivi. Il valore dell'euro, che riflette l'economia del complesso dei Paesi dell'area monetaria, è sottovalutato rispetto ai fondamentali tedeschi ed è, quindi, uno dei fattori del successo competitivo della Germania rispetto ai Paesi extraeuropei. Il secondo motivo è che una crisi recessiva dei Paesi europei che assorbono la gran parte delle esportazioni tedesche non è certamente nei suoi interessi.
Per questo forse c'è un modo per convincere la Germania ad accettare gli eurobond: offrirle un nuovo Patto, una nuova Maastricht con la quale si crei quello che Wolfgang Schäuble chiede, ossia una politica economica e finanziaria veramente europea. Decisa a livello europeo.
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