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Questo articolo è stato pubblicato il 06 novembre 2011 alle ore 08:00.
L'ultima modifica è del 06 novembre 2011 alle ore 14:36.

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La politica debole è solo la conseguenza di una società debole



La maggioranza degli Italiani è convinta che l'era Berlusconi sia finita. È purtroppo chiaro che anche un nuovo governo sia di centro-destra-di centro o di centro-sinistra non appare in grado di venir incontro alle richieste pressanti dei governi europei che contano e a quelle del mercato in generale. Ciò dovrebbe far riflettere che non è solo la classe politica che è insufficiente ma è tutta - o quasi - la società italiana che non è in grado di rendersi conto a quale deriva il Paese sia andato incontro da più di 30 anni. Non sarà certo una qualche patrimoniale o tassa extra sui ricchi che risolverà il problema. Occorre un cambiamento profondo di mentalità, una richiesta di rigore e competitività che - se va bene - occorreranno anni a vedersi realizzate. Chi porrà mano a ciò? Questo è il punto per ora irrisolto e non in vista di realizzazione.
Roberto Longoni
Monza
La debolezza dell'euro
L'aver annullato il referendum greco contro l'euro è un chiaro segnale che a governare non è il popolo ma un potere parallelo che tutto può decidere. Le elezioni, il parlamento, tutte fandonie, chi comanda sta altrove. Pare di vedere Sordi, il marchese del Grillo che diceva «io so io e voi nun siete niente». L'euro si sta sempre più dimostrando non come uno strumento inventato per il bene di un continente ma una camicia di forza dalla quale più si va avanti più è difficile liberarsi. Si è scritto di tutto sul fatto che Scilipoti convinto da Berlusconi a fare il salto del fossato e salvare il governo orfano dei finiani. Da capire quindi quanto abbiano fatto i poteri forti per far cadere Papandreou e far insediare un governo tecnico, non eletto da nessuno. Con questa mossa l'euro ha dimostrato tutta la sua debolezza. Altro che valuta forte in grado di competere sui mercati valutari mondiali, basta che uno solo degli stati membri, appena 10 milioni di abitanti, mostri anche solo l'intenzione di voler uscire dall'euro e tutto rischia di saltare. Chissà che tragedia se a voler uscire dall'euro fosse stata Malta.
Lettera firmata
Consigli tributari
Apprendo con piacere che si stanno approntando in alcuni centri della Lombardia i consigli tributari per stanare gli evasori. Uno dei primi verrà consigli realizzato a Vimercate. Si spera per questa via di ridurre la principale causa della nostra crisi economica..Ma la crisi incombe e non c'è tempo da perdere. Consigli di questa natura vanno installati a tempo di record in ogni centro di mandamento della nazione. È pur vero che la crisi non è nazionale, ma planetaria. Tuttavia è altrettanto vero che l'evasione fiscale nel nostro paese è una delle più pesanti e inaccettabili a livello di paesi economicamente avanzati. In concomitanza va anche ridotta la pressione fiscale se si vuole quanto meno contenere l'evasione.
Bruno Mardegan
Milano
Chi non vuole le riforme
La riforma delle pensioni non la vuole la Lega per interessi di bottega, nè vuole, per le stesse ragioni, la soppressione delle Province. Il condono lo vuole solo il Pdl, che però non vuole la patrimoniale e, infine, guai a parlare di prelievi sui conti correnti. E, tuttavia, occorrono provvedimenti urgenti, capaci di ripianare il debito e favorire la crescita, che concorrano, unitamente a quelli degli vari Stati europei, a portarci fuori dalla crisi. Un Tremonti abbarbicato ai parametri di Maastricht smetta di parlare di provvedimenti a costo zero, che non esistono o sono irrilevanti e convenga che bisogna individuare e tagliare la spesa pubblica inutile e parassitaria e dirottare le risorse che ne conseguono nella direzione della crescita. Questo suo impuntarsi nuoce agli interessi dell'Italia e dell'intera comunità europea.
Giovani Bertei
La Spezia

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