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Questo articolo è stato pubblicato il 27 novembre 2011 alle ore 08:12.

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Se il buongiorno si vede dal mattino, il vertice climatico dell'Onu che si apre domani in Sudafrica, non pare avere alcuna chance di partorire un trattato internazionale, legale e vincolante, per la riduzione delle emissioni-serra. Chi ha sempre remato contro, come gli Usa, avrà vita facile. Ma per l'Unione europea, si tratta di un triplo salto mortale.
Primo, perché sul Protocollo di Kyoto e i suoi dettami, la Ue ha costruito un mercato finanziario dei diritti a emettere Co2 che coinvolge banche e imprese in investimenti a lungo termine, che si stima nel 2011 varranno 107 miliardi di euro.
Secondo, perché il summit sudafricano potrebbe concludersi in qualcosa di più che un nulla di fatto: potrebbe sancire la morte di Kyoto, visto che Canada, Russia e Giappone hanno già detto di non voler entrare nella seconda fase che doveva cominciare nel 2013.
Terzo, perché il coraggioso impegno europeo di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020 rischia di emarginare l'Europa (con l'eccezione dell'Australia) in una lotta che ha senso solo se planetaria. Ma che richiede anche miliardi d'investimenti pubblici che mal si accordano con il regime di rigore fiscale dei tempi moderni.

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