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Questo articolo è stato pubblicato il 24 dicembre 2011 alle ore 09:38.
L'ultima modifica è del 24 dicembre 2011 alle ore 08:13.

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Ecco a voi la sfida degli hub energetici europei, capace di tracciare nuove rotte di scambio tra materie prime (soprattutto il gas metano che secondo tutti i più quotati analisti avrà un radioso futuro anche in virtù del generale dietrofront nucleare) ma anche prodotti energetici "finiti", come l'elettricità.

Che scorrerà sempre di più tra Nord e Sud Europa, tra vecchia Europa e Balcani, ma anche tra i Paesi del vecchio continente e Nord Africa, se prenderanno forma i nuovi cavi sottomarini (come quello tra Tunisia e Italia) o se le sabbie del deserto ospiteranno davvero le poderose centrali solari promesse dal progetto Desertech.
L'Italia, a sorpresa, potrebbe essere ben messa. Vincitrice, se sarà capace di sfruttare i suoi vantaggi. Perdente se si adagerà ancora una volta sulla sua inconcludenza nel programmare il futuro. Questione di pianificazione di quel complesso mix, a noi un po' ostico, tra politica industriale, scelte energetiche, capacità amministrativa e buon gioco della diplomazia.

C'è un fulcro finanziario di tutto ciò, che naturalmente rappresenta anche un osservatorio privilegiato per sapere cosa esattamente potrà accadere. È nella Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, votata a elargire finanziamenti ai Paesi emergenti, che magari vogliono affacciarsi alla progressiva integrazione con i Paesi sviluppati. Sono, insomma, l'altro versante complementare dei nostri progetti, in questo caso energetici.
La Bers finanzia loro e spiana la strada a noi. Noi italiani, se davvero riusciremo a dare corpo e sostanza al progetto di trasformare lo stivale in una piattaforma di canalizzazione e di scambio di energia tra l'Europa e i quadranti di approvvigionamento e di affari vecchi e nuovi: l'Africa e l'Oriente.

Italia baciata e automaticamente tutelata dalla fortuna, che ha piazzato lo stivale in una posizione geografica ideale e insostituibile? Guai a contarci troppo. «Le alternative potrebbero non mancare. L'asse Turchia-Grecia-Balcani potrebbe essere più che degno concorrente nel ruolo di nuovo hub energetico paneuropeo. E un altro pretendente in grado di intercettare gran parte delle opportunità di business potrebbe essere a ovest, lungo l'asse tra Spagna e Francia», avverte Riccardo Puliti, 49 anni, direttore generale della Bers responsabile delle strategie energetiche. È lui che ha in mano il dossier dei piani e dei finanziamenti. Densi di visione strategica i primi, poderosi i secondi.
«Proprio mentre le difficoltà di accesso al credito strangolano le economie e grandi progetti industriali, noi abbiamo una disponibilità finanziaria rilevante. Per sostenere progetti del Mediterraneo siamo pronti ad attivare risorse per 2,5 miliardi di euro l'anno. Un quarto, circa 600 milioni l'anno, pensiamo di dedicarlo al settore dell'energia, attraverso prestiti da canalizzare prevalentemente verso i privati, per creare un effetto volano».

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