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Questo articolo è stato pubblicato il 13 gennaio 2012 alle ore 08:06.

Prendiamo ad esempio il bond a 2 anni spagnolo: dal giorno del meeting della Bce (8 dicembre) il tasso è sceso dal 4,79% al 2,79% attuale, mentre i bond a 5 anni sono addirittura crollati al 2,45%; allo stesso modo il BTp scadenza novembre 2013 è sceso dal 6,14% di giovedì 8 dicembre al 4,28% odierno: ergo, il mercato - dopo l'annuncio dell'introduzione del programma Bce - ha ricominciato ad abbassare la pressione sugli anelli più deboli della catena europea. Il punto più alto di questo processo si è visto mercoledì, quando i tassi tedeschi sono finiti sotto zero e la Grecia ha collocato titoli a 26 settimane con un tasso poco superiore al 4,5%, e poi anche ieri, con il crollo dei rendimenti dei BoT a 12 mesi e il calo dello 0,42% (al 6,56%) segnato sul mercato secondario dai BTp decennali. È chiaro che questo processo ha possibilità di proseguire solo a due condizioni: che Mario Monti riesca a mandare in porto il proprio mandato riformatore, togliendo il caso-Italia dai fattori che minacciano l'Euro e l'Europa; che dopo la Bce, anche l'Europa sia in grado di dotarsi di una leadership capace di ricostituire il collante politico dell'Europa e riaffermare la validità della sua valuta comune.

In realtà, ci sarebbe anche un terzo elemento. Togliere alle banche quell'incertezza patrimoniale che ancora condiziona non solo la concessione del credito, ma anche l'atteggiamento dei mercati sui titoli del settore. Gli aumenti di capitale imposti alle banche dall'Eba - l'authority europea per il settore - e l'assurda rigidità manifestata nei confronti delle svalutazioni dei bond sovrani posseduti dagli istituti sono infatti elementi distorsivi e punitivi per alcuni Paesi (in primis l'Italia) che rischiano di vanificare non solo lo sforzo della Bce, ma anche la stabilizzazione dei mercati borsistici. L'Abi, l'associazione bancaria italiana, denuncia questa situazione da tempo. Ma a dirlo, bacchettando apertamente l'authority, è stato ieri persino Mario Draghi: «L'esercizio della European banking authority sul capitale delle banche - ha detto il Governatore - era giusto ma è stato deciso in un momento diverso dall'attuale sul profilo dei prezzi dei titoli di stato e delle condizioni economiche e così ha finito per ampliare le difficoltà degli istituti di credito». Sciogliere questo nodo potrebbe aiutare anche su un altro fronte, di cui meno si parla e si discute: finchè ci saranno ben 5 paesi europei che pagano tassi negativi sui propri titoli di Stato, facendosi in pratica pagare per avere in prestito i soldi dal mercato, non si potrà parlare di emergenza superata. Quando un investitore è disposto a perdere qualcosa pur di preservare il proprio capitale vuol dire che fa due scommesse: o è in arrivo una recessione in stile giapponese 1998, oppure che il guadagno arriverà lo stesso in quanto i tassi scenderanno ancora più in basso. Nessuno dei due scenari è rassicurante. Per rendere la situazione migliore serve non solo più leadership in Europa, ma anche meno voglia di leadership e di protagonismo tra le nuove authority. Il messaggio che arriva dai mercati è ora chiaro: la Bce ha fatto la sua parte, ora tocca ai leader europei comportarsi come veri leader, rinunciando ai tatticismi e ai piccoli passi che non ha portato l'Europa da nessuna parte.

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