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Questo articolo è stato pubblicato il 15 agosto 2012 alle ore 10:44.

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Un gruppo di costruttori ai vertici mondiali, un peso del settore – su export e occupazione – nettamente superiore a quello di altri Paesi. Il settore autoveicolistico ha dato in questi anni un contributo decisivo al successo economico tedesco, e il sistema-Paese ricambia difendendo gli interessi dell'auto in tutte le sedi.

La Germania domina il mercato europeo dell'auto: nel primo semestre 2012 i costruttori tedeschi hanno conquistato il 35,3% del mercato (era il 33,1% nel 2011); la percentuale arriva a sfiorare il 50% includendo anche Opel (controllata da General Motors) e Ford, che hanno stabilimenti in vari Paesi europei ma la sede principale in Germania. Bmw, Mercedes e il gruppo Volkswagen fanno anche il pieno di utili grazie ai margini più elevati dei marchi di lusso, alla forte domanda nel resto del mondo, al minore impatto su di loro della concorrenza portata in Europa dalle case giapponesi e coreane. La loro posizione di forza innesca un circolo virtuoso: maggiori utili permettono maggiori investimenti sia per rinnovare la gamma che per nuove tecnologie che per ampliare la presenza geografica, il che rafforza la posizione competitiva.

Nel 2011 sono state prodotte in Germania 5,87 milioni di auto, record storico; il numero due nella classifica europea è la Spagna con 1,819 milioni, che precede Francia (1,678) e Regno Unito (1,34 milioni). L'Italia, da tempo lontana dalle posizioni di vertice, non arriva a 500mila unità (485mila) e potrebbe scendere sotto quota 400mila nel 2012 se dovesse essere confermata la tendenza del primo semestre (meglio va nel settore dei veicoli commerciali e soprattutto dei componenti auto, che assicura il saldo attivo commerciale del comparto).
In base ai dati Ue più recenti (pubblicati nel 2011, ma relativi al 2007) il settore automotive nel suo complesso – compresi camion e componenti – occupava direttamente in Germania quasi 850mila persone contro le 255mila della Francia e 170mila dell'Italia.

Anche il tasso di disoccupazione è un indicatore interessante: se il tasso medio tedesco (6,8%) è già inferiore alla media Ue, la percentuale dei senza lavoro scende al 3,9% nel Baden-Württemberg – la regione di Stoccarda che ospita gli impianti Mercedes e Porsche – e al 3,4% in Baviera, dove hanno sede Bmw e Audi. Silvio Angori, amministratore delegato della Pininfarina – che negli uffici a Monaco di Baviera dà lavoro a oltre 200 persone – racconta che «la concorrenza tra le aziende dell'auto per aggiudicarsi i migliori ingegneri è attualmente durissima».
Con queste premesse, non c'è da stupirsi che sui dossier importanti a livello europeo – primo fra tutti quello della normativa sulle emissioni inquinanti – Berlino faccia sentire tutto il suo peso.

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