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Questo articolo è stato pubblicato il 23 marzo 2013 alle ore 08:15.

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La triste pagina, poco politically correct, dei marò italiani



Il voltafaccia del Governo sul caso dei due militari della Marina Italiana è denso di implicazioni giuridiche e costituisce un grave indebolimento della posizione internazionale dell'Italia. Sotto il primo profilo va tenuto presente che i due militari non sono equiparabili a due delinquenti comuni, essendo accusati per condotte svolte nell'ambito di una missione ufficiale decisa dall'Esercito Italiano. Sarebbe facile ricorrere ad esempi su come, sul punto, si comportano altri Paesi per azioni in ambito bellico o nell'ambito di esercitazioni in tempo di pace (vedi gli Usa per la strage del Cermis) mentre, addirittura, nel caso di specie l'evento di cui si duole l'India, avvenuto al di fuori della sua giurisdizione territoriale, è oggi nella mani delle Corti Indiane solo grazie al fatto compiuto, creato attirando con l'inganno i due militari italiani sul suolo indiano. Su tale aspetto il lavoro diplomatico doveva essere indirizzato non già verso l'India, ma verso i Paesi alleati e le organizzazioni internazionali per ottenere un fermo richiamo dell'India e, sul piano generale, un arbitrato internazionale. Chiedere oggi all'India di escludere l'applicazione della pena di morte ai due malcapitati militari italiani comporta invece, un repentino riconoscimento della giurisdizione indiana, col solo corrispettivo dell'applicazione di una pena più mite. Per altro verso è innegabile che il rivolgimento della linea italiana è avvenuto sulla base dell'azione ritorsiva consumata da parte indiana nei confronti del nostro ambasciatore. Su tale secondo illegittimo atto dell'India, come d'altra parte sul primo, il diritto internazionale prevede varie e specifiche misure di autotutela, riconosciute allo Stato che si ritenga illegittimamente leso nelle proprie prerogative.
Il ministro Terzi ha invece scambiato due militari con un ambasciatore e ceduto senza reazione agli atti illegittimi e di frode. Che egli dunque si dimetta o, ove insista, che venga dimissionato per la tutela residua della dignità internazionale del Paese e l'integrità di due militari che certamente non sono responsabili di omicidio volontario né,
a tutto concedere,
di alcun altro reato doloso.
Giammarco Brenelli
Non c'è molto da aggiungere al commento di Alberto Negri apparso ieri su queste colonne: la vicenda dei due fucilieri rappresenta una pagina davvero triste nella storia di questo governo e della diplomazia italiana, che hanno dovuto subire l'onta (quasi) senza precedenti del sequestro del proprio ambasciatore; e che non sono riusciti a "internazionalizzare" la questione, non già per raccogliere una generica solidarietà, ma per difendere un sacrosanto principio alla base delle relazioni internazionali. Tra l'altro, non capisco il compiacimento del rappresentante del Governo che si è dichiarato appagato che ai due militari sia stato garantito che non saranno condannati a morte: un impegno più agghiacciante che rassicurante. Perciò il lettore ha ragione: temo che ai due fucilieri di Marina la propria professione non abbia giovato. Se essi avessero esercitato un mestiere più "politically correct", in questi mesi non avremmo avuto tregua tra appelli, marce, fiaccolate, talk-show e quant'altro organizzato da Ong, partiti, parrocchie, sodalizi e circoli di ogni genere. Onore alle stellette, e alla responsabilità con cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone le stanno indossando.
Intransigenza a 5 Stelle
Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha detto che "il M5S non accorderà alcuna fiducia a governi politici o pseudo tecnici con l'ausilio delle ormai familiari "foglie di fico" come Grasso" e che "il M5S voterà invece ogni proposta di legge se parte del suo programma". I capigruppo di Senato e Camera, Vito Crimi e Roberta Lombardi, hanno dal canto loro sottolineato ancora una volta che "il Movimento è la prima forza politica del Paese" e che per questa ragione va affidato ad esso "l'incarico pieno per un governo che realizzi i venti punti del programma". Ritengo che l'atteggiamento dei 5 Stelle sia di un'irresponsabilità assoluta: non si può lasciare che la nave affondi e poi rivendicare un ruolo di primo piano nella gestione del Paese. Vogliono votare legge per legge? Bene. Ma si mettano nelle condizioni di farlo. La demagogia non paga, men che meno in una fase difficile come quella che vive il Paese oggi.
Francesco Vallardi
Milano

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