Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 23 giugno 2013 alle ore 08:39.

My24


I click day del 2007. Un passaggio essenziale, nella vita degli immigrati italiani. Le domande di permesso di soggiorno vanno inviate per via elettronica. Sono elaborate in base all'ordine di arrivo, fino all'esaurimento dei posti disponibili. Per gli stranieri che formulano la richiesta per un permesso "a-dom" (con lavoro domestico), si tratta di una vera sliding doors. Chi, anche solo per un secondo di orologio, resta tagliato fuori dalle "quote", nell'anno successivo ha una probabilità di macchiarsi di una illegalità pari a quattro volte tanto rispetto a chi, invece, riesce a rientrarvi. Sei stato fortunato al click day del 2007? La probabilità di commettere un illecito nel 2008 è stata dello 0,5 per cento. Ti è andata male? La probabilità è salita al 2 per cento. Questo è soltanto uno dei risultati illustrati ieri, nella Reggia di Caserta, alla quindicesima conferenza europea della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Un incontro che ha avuto sia una valenza scientifica, per la qualità dei paper presentati sulla falsariga per esempio della scuola di Gary S. Becker che giudicava il crimine interpretabile con i classici strumenti dell'analisi economica, sia per il più ampio significato politico-culturale: per i recenti episodi di ostilità verso gli stranieri e verso i nuovi italiani (non ultima la ministra dell'Integrazione Cécile Kyenge) e per il luogo scelto per ospitare la conferenza, quella Reggia la cui bellezza architettonica e la cui importanza storica sono inserite in una provincia segnata dall'economia criminale camorristica e da una numerosa comunità di stranieri. «La strage dei neri di Castel Volturno realizzata dai Casalesi - ha detto il prefetto di Caserta, Carmela Pagano - è un ricordo ancora vivo. Negli ultimi tempi abbiamo catturato i vertici dell'organizzazione. Ora siamo alla fase due: lavoriamo con i magistrati, le forze dell'ordine, le diocesi e il volontariato sulla cultura della legalità. Un tema che riguarda tutti: italiani e stranieri». Caserta è anche un caso virtuoso. Ha sottolineato Carlo De Benedetti, presidente della Fondazione: «Siamo felici di trovarci in una città e in una provincia che costituiscono un laboratorio di rinascita e di ricostruzione dello spirito civile». La conferenza ha dato un contributo scientifico alla lettura della realtà dell'immigrazione, al di là dell'aneddotica e delle semplici enunciazioni. «Il lavoro degli economisti della Fondazione - ha specificato De Benedetti - è mirato ad elaborare analisi che guardino al dato medio, su campioni rappresentativi o che usino dati disponibili su campioni limitati accuratamente definiti. In questa capacità di correggere potenziali distorsioni dei dati, ecco che l'analisi economica può essere un utile complemento agli studi di natura sociologica e alla criminologia». Dunque, metodo economico. Che serve per esempio a sciogliere nodi composti da paura e disinformazione. «Al 10% degli immigrati illegali - nota Nicola Persico della Kellogg School of Management di Northwestern University - è riferibile il 70% dei reati compiuti dagli immigrati. Un elemento di cui la classe dirigente dovrebbe tenere conto». Il metodo economico serve anche a verificare la correlazione fra la cultura e la pratica della legalità da un lato e, dall'altro, le condizioni di vita materiale. C'è, a questo proposito, un altro dato interessante nello studio presentato ieri da Paolo Pinotti (Università Bocconi), Francesco Fasani (Iae-Csic Barcellona), Ludovica Gazzè (Mit) e Marco Tonello (Banca d'Italia). Chi, nel click day del 2007, aveva un lavoro subordinato ma non è riuscito a regolarizzare la sua posizione ha avuto successivamente la stessa probabilità di infrangere la legge di chi, invece, è rimasto incluso nelle quote disponibili. Questo significa due cose. La prima è che probabilmente il lavoro domestico dichiarato nella domanda (l'altra modalità di partecipazione al click day) non sempre era vero. La seconda è che chi aveva un lavoro strutturalmente subordinato (in fabbrica, in un negozio, in un laboratorio artigiano) disponeva di una sorta di polizza contro il pericolo di deviare dalla strada diritta: anche se non ha potuto regolarizzare subito il suo status, non è aumentata la probabilità di commettere reati rispetto a chi, invece, è stato più fortunato nel giorno del click day. Dunque, quest'ultimo costituisce un caso micro di un più generale rapporto fra stabilità economica e legalità. Ha affermato Tito Boeri, direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti: «Si stima che una riduzione dell'attività economica del 10% provochi un aumento della criminalità compreso fra il 3 e il 6 per cento». Questo meccanismo, in tempo di recessione, rende ancora più complessa la presenza degli immigrati nel nostro immaginario collettivo. I due terzi degli italiani, infatti, reputano che gli stranieri aumentino il tasso di criminalità. In un contesto emotivo così complicato, occorrono scelte politiche improntate alla razionalità. «Bisogna puntare sulla regolarizzazione - ha affermato la ministra Kyenge - perché attraverso di essa si abbattono i tassi di illegalità. L'immigrato non si fa più imporre l'affitto o il lavoro in nero. E, così, cala l'evasione fiscale. Lo straniero regolarizzato diventa un soggetto attivo di legalità». Due ore prima, qui a Caserta, nella sartoria etnica della cooperativa sociale New Hope una donna nigeriana aveva confidato alla ministra: «Cécile, lei è la nostra speranza. Se lei è diventata ministro, allora mio figlio può diventare presidente».

Shopping24

Dai nostri archivi