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Questo articolo è stato pubblicato il 26 gennaio 2014 alle ore 14:00.
L'ultima modifica è del 26 gennaio 2014 alle ore 14:36.

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Lo scorso venerdì il Consiglio dei Ministri ha preso atto di una posizione comunicata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che promuove alcune misure per la crescita nel contesto di un ridisegno delle relazioni con i concessionari autostradali. Così, l'obbiettivo è oggi di apportare alcune modifiche ai contratti in vigore per mitigare alcuni degli effetti che incidono sui profili tariffari: e questo sulla base di alcune linee a carattere generale, che il Ministero ha già individuato, costituite (i) dalla riduzione degli investimenti non più necessari alla luce dei dati di traffico o (ii) da una conseguente rideterminazione della durata, e (iii) dall'integrazione dei diversi contratti stipulati con il medesimo concessionario relativi a tratte autostradali diverse.

Due osservazioni paiono in merito di qualche utilità.
Anzitutto si sono sollevati dubbi sulla modificabilità di contratti pubblici per preservare la trasparenza imposta dalle norme europee in materia di mercato interno e di concorrenza. Una conclusione affrettata e non giustificata. Infatti, è da escludere che l'ordinamento dell'Unione europea impedisca la modificazione di contratti di durata laddove vengano in rilevo esigenze di segno pubblicistico e si tratti solo di conseguire il loro riequilibrio. Proprio la Corte di Giustizia, per essere chiari, ha concluso che "al fine di assicurare la trasparenza delle procedure e la parità di trattamento degli offerenti, modifiche apportate alle disposizioni di un appalto pubblico in corso di validità costituiscono una nuova aggiudicazione di appalto… quando presentino caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto a quelle dell'appalto iniziale e siano, di conseguenza, atte a dimostrare la volontà delle parti di rinegoziare i termini essenziali di tale appalto (Presstext, 19 giugno 2008, in Causa C-454/06, Wall, 13 aprile 2010, in causa C-91/08"). Infatti, come è stato rilevato con chiarezza dall'Avvocato Generale Bot, "nella fase di esecuzione del contratto, occorre conciliare l'obbligo di trasparenza con l'interesse del servizio pubblico, che, in talune circostanze, impone un adattamento e una modifica del contratto". Si deve quindi concludere che è naturale che contratti di durata subiscano, specie per il sopravvenire di momenti di crisi, modificazioni dovute ad esigenze pubblicistiche ragionevoli e rilevanti anche per il diritto dell'Unione Europea, sempreché il nuovo contratto non sia totalmente diverso nei suoi elementi essenziali rispetto a quello originario. E che correttamente l'amministrazione pubblica concedente debba poter intervenire (ovviamente nel rispetto dei diritti dell'altro contraente).

Ora nel caso delle tariffe autostradali, suscettibili di variare in termini anche significativi in conseguenza degli investimenti a carico dei concessionari, logica vuole che il riequilibrio contrattuale sia conseguito o con una riduzione degli obblighi a carico del concessionario (e quindi con la rivisitazione degli investimenti non più necessari per la riduzione del traffico) ovvero con una corrispondente variazione della durata. Il limite dell'operazione, qualunque sia lo strumento che il tavolo fra il Governo e le imprese Concessionarie prenderanno in esame, è, evidentemente, che l'intervento si collochi entro l'obbiettivo del riequilibrio e che le imprese concessionarie non ottengano, evitando una procedura concorrenziale, più di quanto sia stato loro tolto per realizzare l'interesse pubblico.

Se la rinnovazione dei contratti di concessione entro i limiti indicati non rileva dal punto di vista dell'ordinamento dell'Unione Europea vi è da aspettarsi un corrispondete atteggiamento da parte del nostro Paese. Salva la leale collaborazione che deve intercorrere tra le istituzioni europee e gli Stati membri, che resta un obbligo del Trattato, vi è da attendersi che le istituzioni italiane adottino le loro determinazioni nel rispetto delle loro prerogative e competenza, evitando atteggiamenti poco chiari nei confronti delle Istituzioni dell'Unione. E, evidentemente che risultino in grado, anche sotto il profilo tecnico giuridico, di difendere le loro scelte, come stanno facendo parallelamente i governi francese e spagnolo. Per essere precisi, la Commissione europea va adita solo se e nella misura in cui ciò sia previsto dall'ordinamento ed in base alle procedure previste dal Trattato.

Un secondo profilo merita di essere appena sottolineato rispetto alle scelte in materia autostradale del Governo. Vi è da ammettere che l'obiettivo di una riforma del settore costituisce un segno di novità in un momento in cui le scelte di riforma dell'economia paiono in genere deboli. Sembra quasi che – forse per le prima volta da molti anni – il Governo italiano avvii un processo di riflessione che mette insieme, da una parte il diritto dell'utente, e dall'altro quello dell'impresa che assume l'onere di realizzare mantenere e gestire. Si prende atto, in sostanza, ad ordinamento vigente, di un diritto a favore delle imprese ad ottenere la compensazione a fronte dei servizio generale erogato all'utente e del diritto di quest'ultimo ad un servizio efficiente . Ma quello che più convince, e che induce a sperare in una nuova stagione nell'amministrazione e regolazione delle pubbliche infrastrutture, è la scelta di metodo del Governo: quella di annunciare con chiarezza i contenuti, anche dettagliati, di una politica delle infrastrutture sulla base della quale le imprese concessionarie possano adottare le loro determinazioni imprenditoriali. Ed è importante che anche in Italia inizi a rivalutarsi il principio generale di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento: così che, chiunque governi, e a prescindere dalle vicende della politica, le scelte di amministrazione pubblica e di regolazione del mercato, restino inalterate E continuità all'azione di regolazione può essere data proprio per l'intervento al tavolo, annunciato dal Governo, dell'Autorità dei Trasporti.

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