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Questo articolo è stato pubblicato il 13 marzo 2014 alle ore 07:30.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 14:08.

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Tim Berners-Lee è l'eroe di questo venticinquesimo anniversario dell'ipertesto dal quale è partito il web. Ha inventato la soluzione per connettere i documenti in rete lavorando nei ritagli di tempo al Cern di Ginevra. E il Cern ha poi deciso di regalare al mondo il frutto di quel suo lavoro. Scelta saggia: proprio il carattere di “bene comune” di internet prima e del web poi ha consentito agli innovatori che ne interpretavano il potenziale di provare a sviluppare le loro idee liberamente. E la regola della net neutrality ha fatto il resto: se nessuna autorità tecnica può governare i pacchetti di dati che viaggiano in rete, la libertà di espressione è favorita e le innovazioni possono provare a cercare un pubblico che le adotti, anche quando sono sfidanti per i grandi poteri tecnologici costituiti.

Il pubblico ha cominciato a crescere nei primi anni Novanta, quando all'ipertesto di Berners-Lee si è aggiunto il browser di Marc Andreessen e la navigazione è diventata facile come aprire le finestre del computer. Ma è esploso negli anni Duemila con la diffusione della banda larga e dell'accesso in mobiltà. Miliardi di persone, peraltro, sono ancora poco rispetto alle decine di miliardi di sensori di temperatura e umidità, automobili, elettrodomestici, carte di credito, pacchi di merci e mille altri oggetti che sono connessi o si vanno connettendo su internet e arricchiscono il web di ulteriori possibilità. Le opportunità si estendono oltre il dominio concettuale e pratico della tecnologia: perché sono ormai parte integrante dell'economia della conoscenza. (Luca De Biase)

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