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Questo articolo è stato pubblicato il 23 maggio 2014 alle ore 08:50.
L'ultima modifica è del 23 maggio 2014 alle ore 09:01.

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Il mondo delle banche e della grande finanza torna improvvisamente nel mirino delle inchieste giudiziarie. Come nel 1992, all'epoca di Tangentopoli. O come nell'estate del 2005, ai tempi dei cosiddetti «furbetti del quartierino» e dell'assalto a Bnl, AntonVeneta e Rcs. In poche settimane antichi «santuari» della finanza e piccole ma note boutiques finiscono sotto la lente della magistratura, proprio mentre i grandi fondi esteri (soprattutto americani) tornano in massa a investire in Italia e il Paese si appresta ad aprire una nuova fase di privatizzazioni.

Forse tra qualche anno qualcuno parlerà di una regia occulta – né mancheranno i sostenitori di un nuovo complotto – per il momento l'unica realtà visibile è la lunga ma rapida sequenza di inchieste giudiziarie che stanno facendo emergere in tutta la loro gravità vari casi di «malafinanza» noti da anni accanto a operazioni discusse e discutibili. È il caso dell'inchiesta sulla Sopaf dei fratelli Magnoni – passati dai fasti dell'Opa su Telecom del 1999 alle indagini sulla truffa alle casse previdenziali di medici, ragionieri e giornalisti. A cui, sempre rimanendo a Milano, ha fatto seguito il nuovo arresto del «Madoff della Bocconi», Alberto Micalizzi, accusato di truffa nei riguardi di banche svizzere e giapponesi. Personaggi poco noti al grande pubblico, ma influenti in certi ambienti delle banche e della finanza legata alla politica. Come Giovanni Berneschi, ex padre-padrone per 25 anni di Banca Carige (ma improvvidamente rieletto poche settimane fa alla vicepresidenza dell'Acri, associazione che riunisce Casse di Risparmio e Fondazioni), arrestato ieri su ordine della Procura di Genova pochi giorni dopo l'arresto (per due diversi filoni d'inchiesta) dei due storici referenti politico-finanziari liguri, Claudio Scajola per la riviera di Ponente e Luigi Grillo per quella di Levante. Sta cadendo un pezzo di regime? È certo che molti vecchi nodi stanno venendo al pettine. E il caso Carige, con tutti i vari protagonisti, era già emerso nell'estate del 2005 quando la banca genovese allora guidata da Berneschi affiancò Unipol nella scalata a Bnl. Passati nove anni, lo stesso Pm della Procura di Milano Luigi Orsi che aveva indagato Giovanni Consorte e Carlo Cimbri per il caso Bnl, è tornato a mettere sotto accusa il vertice di Unipol per la discussa maxi-fusione con FondiariaSai, Milano Assicurazioni e Premafin. Se nel 2005 era in discussione la cosiddetta «finanza rossa», oggi le inchieste sono totalmente bipartisan e – come dimostrato pochi giorni fa – non risparmiano storici «santuari bianchi» mettendo sotto accusa, nella recente indagine su Ubi Banca, anche banchieri dalla lunga storia come il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli.
Ogni caso fa storia a sé. Le indagini, ed eventualmente i processi in Tribunale, diranno se e quando sono davvero stati commessi reati. Resta il fatto che in poco più di un mese pezzi importanti del sistema finanziario italiano sono finiti sotto le indagini della magistratura. Altri casi, come noto, sono sotto esame. Un sistema che si apre al mercato e ai capitali stranieri può solo apprezzare un'operazione trasparenza che non guardi in faccia a nessuno.

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