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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2014 alle ore 07:01.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 15:45.
#ilcarcerecambiaverso. È l'hashtag che ci aspettiamo presto da Matteo Renzi per riabilitare l'Italia dopo la mortificante condanna di Strasburgo per trattamenti inumani e degradanti. Non misure spot né operazioni di immagine. Cambiare verso significa proseguire sul cammino avviato ma impegnandosi soprattutto in una battaglia culturale che ha al centro la Costituzione e i suoi valori, rendendoli "vivi", come auspicato più volte dal Quirinale.
Il contrario, insomma, della demagogia che ha ispirato decenni di politiche securitarie. Significa applicare con determinazione il dettato costituzionale, investendo su pene e misure alternative. Ma anche sulla qualità della vita in carcere. Investire sul carcere "aperto" - facendone un luogo operoso di lavoro, studio, attività ricreative, di rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti - significa infatti investire sulla sicurezza sociale e sulla legalità e quindi creare un clima più favorevole agli investimenti italiani e esteri.
Non è un cammino in discesa, ma da oggi il governo ha un elemento in più da sfruttare: la ricerca degli economisti Mastrobuoni e Terlizzese che misura - per la prima volta in Italia su basi scientifiche - il rapporto di causalità tra modalità di esecuzione della pena e recidiva (si veda articolo a pag. 23). Il risultato - riduzione di 9 punti percentuali della recidiva per chi trascorre più tempo in un carcere "aperto" e meno in un carcere "chiuso" - toglie alibi a omissioni e incertezze ed è uno straordinario contributo ad una svolta culturale. Il contributo del Sole 24 Ore per far cambiare verso al carcere. (D.St)
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