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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2011 alle ore 17:36.

«Non so se Putin si sia espresso così. Nel nostro caso comunque la matrice russa non riguarda necessariamente l'ambientazione o la provenienza degli attori, ma è evidente nel gran rispetto pieno di gratitudine e riverenza che noi russi abbiamo per la cultura europea in generale. Abbiamo costruito un villaggio intero nei pressi di Praga, il set distava cento chilometri dalla città, e l'ultima scena del film è ambientata in Islanda, tra i vulcani che hanno paralizzato il traffico aereo negli ultimi due anni. Del resto, altri due film della tetralogia non sono ambientati in Russia: ho girato Moloch in Germania e Il sole, nonostante gli studi fossero a San Pietroburgo, si svolge in Giappone».

Per Faust erano previste anche delle scene in Vaticano, cui Sokurov teneva moltissimo. «Vi ho dovuto rinunciare con disappunto e con un po' di amarezza. Avevo pensato molto a quelle scene. Avevo potuto osservare da vicino gli interni vaticanensi, nella mia testa li avevo addirittura scelti. Ma purtroppo la limitatezza dei mezzi e del budget non me l'ha permesso. Mi dispiace moltissimo che a impedircelo sia stato solo un problema di costi. Mi rammarico ancora di più quando penso che avrei potuto contare sull'aiuto degli amici dell'Ente dello spettacolo, che mi hanno offerto generosamente varie occasioni rare e preziose di visitare scorci del Vaticano inusuali, belli, artisticamente promettenti».

Il film, costato otto milioni di euro, avrà le musiche di Strauss e una fotografia molto colorata, mentre non sarà possibile allo spettatore godere dell'odore di cioccolato che si dice Sokurov abbia voluto diffondere sul set.

Ci si chiede da quale dei due maggiori demiurghi letterari di Faust, Johann Wolfgang von Goethe o Thomas Mann, abbia attinto maggiormente Sokurov. «Il mio film è tratto dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe. Ma è fuorviante accostarmi a Mann o a Goethe. Sono vette molto lontane da me, due grandezze, ombre geniali del popolo e della grande arte tedesca. Sono maestri immensi. Confesso che la mia idea primigenia era quella di unire, di omologare i soggetti di Mann e di Goethe in una narrazione unica, ma un approccio del genere mi avrebbe portato troppo lontano dallo scopo che avevo, quello di creare il capitolo conclusivo della tetralogia. Avrei potuto realizzare un simile intento soltanto in letteratura... Questo è un compito al di sopra delle possibilità di quella fiacca e gracile forza che è il cinema».
Si ringrazia Aliona Shumakova per la traduzione

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