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Questo articolo è stato pubblicato il 24 marzo 2014 alle ore 06:41.

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Elenco neppure esaustivo di cose accadute nella stagione in corso di Scandal: la protagonista, Olivia, ha scoperto che suo padre non è un direttore di museo ma il capo di una branca di Servizi Segreti Deviati che sono quelli che davvero comandano il Paese; ha altresì scoperto che la madre non era su quell'aereo che cadde vent'anni prima e quindi non è morta come credeva, ma è prigioniera in una cella dei Servizi Cattivi; ha poi scoperto che quell'aereo venne abbattuto da un missile sparato dal suo attuale amante, che all'epoca lavorava per i Servizi Cattivi, su ordine di suo padre, che sacrificò trecento passeggeri perché la moglie, dopo che l'aveva fatta scendere dall'aereo per arrestarla, gli aveva detto d'aver portato con sé a bordo una bomba (cominciate a capire perché sia molto meglio che in Italia Scandal passi inosservato? Non so come sia messo il vostro senso del ridicolo, ma io non credo che il mio possa reggere alla vista di Olivia Pope e le sue sottotrame usate per spiegare Ustica in qualche talk show).

Poi: subito dopo aver fatto scappare la povera mamma all'estero, e mentre quella uccideva un po' tutti e tornava a Washington per fare altri danni, Olivia capiva che quella della bomba era una balla: era una mercenaria, non si sarebbe mai fatta esplodere in volo, quindi il papà era il (relativamente) buono e lei aveva appena lasciato libera una terrorista.

Nel frattempo: il capo dello staff del Presidente mandava il marito ufficialmente gay a sedurre il marito ufficiosamente gay della vicePresidente; la vicePresidente uccideva il marito e poi la faceva passare per morte naturale; incidentalmente, il Presidente non è manco tale: Olivia e la first lady hanno fatto falsificare i risultati elettorali (a sua insaputa, giacché lui mai avrebbe voluto barare: è un politico serio e onesto, che non esita a uccidere una truccatrice di voti pentita che sta per confessare).

C'era una volta l'espressione "salto dello squalo"; prendeva spunto dalla scena del 1977 in cui Fonzie, in Happy Days, ne saltava uno facendo sci d'acqua; si usava quando le serie tv diventavano inguardabili, avendo perso ogni credibilità e senso, avendo tradito ogni patto con lo spettatore. Ma, se farci esclamare «Ma mi stai prendendo in giro?!» diciassette volte a puntata è il tuo core business, si può ancora parlare di squalo saltato? Se vale tutto, quando diventa troppo? E, una volta che il troppo è diventato dose media, si torna indietro? Quand'è che il «Mi stai prendendo in giro» diventa «Guarda che secondo me è così davvero, avranno truccato le elezioni pure qui, e quel tizio non sarà morto di morte naturale, e quell'altra sarà nascosta in una cella segreta, ci scommetto, a me non la si fa»? Quanto saperlalunghismo (il grande male italiano) discende dai «L'ho visto in tv»?
House of Cards è stata la serie di cui si è più parlato negli ultimi tempi. Perché Netflix, che la produce, mette a disposizione tutte le puntate insieme, permettendo il consumo bulimico che ormai è tipico di spettatori così drogati che, oltre ad aver bisogno di un colpo di scena inverosimile al minuto, non possono neanche aspettare di consumare la loro dose una volta a settimana. Perché c'è quel gigante della recitazione di Kevin Spacey dietro a ogni intrigo, non solo protagonista ma persino retroscenista di se stesso, quando guarda in macchina da presa e spiega a noialtri ingenui elettori come sta fregando la democrazia.
La seconda stagione di House of Cards, distribuita in America il giorno di San Valentino, comincia con il tentativo del personaggio di Spacey (già passato da aspirante Segretario di Stato fallito a quasi vicePresidente, e mica potrà accontentarsi di restare vice) di tenere a bada una giovane giornalista, usata nella prima stagione per far fuori notizie e avversari. Lei ora ha dei dubbi su un protegé di lui, morto apparentemente suicida (non c'è bisogno che vi dica che l'ha ucciso lui, no?). Lui cerca di convincerla a lasciar perdere. Nella stazione della metropolitana nella quale le ha dato appuntamento per chiarirsi, la convince a cancellare ogni prova dal cellulare. Un secondo dopo, la butta sotto al treno.

La reazione di pubblico e critica è stata interessante, concentrata sulle implicazioni etiche (per un personaggio la cui etica è sette tacche sotto quella di Macbeth) dell'uccidere una con cui sei andato a letto: è più grave che uccidere un cane o un amico? Nessuno si è chiesto se fosse commestibile lo squalo per cui un tizio che sta per giurare come vicePresidente dà appuntamento a colei che intende uccidere in una stazione della metropolitana, che si suppone abbia delle telecamere in azione, contando sul fatto che lei lo segua esattamente nel punto cieco del binario e di riuscire a farle cancellare i dati dal telefono esattamente cinque secondi prima che passi il treno.

Certo, siamo nella tv post-Lost. Col mostro di fumo. E la botola. E gli altri bislacchi espedienti che lì trituravano ogni sospensione dell'incredulità. Ma Lost era fantascienza, il suo patto col pubblico era diverso. Portare l'equivalente del mostro di fumo dentro al racconto dei governi dei Paesi ci rende tutti retroscenisti.

Scandal e House of Cards hanno come mogli dei protagonisti due signore che fanno sembrare lady Macbeth uscita da La casa nella prateria, e per tutt'e due quest'anno gli sceneggiatori hanno pensato a uno stupro di gioventù. Nel novembre 2013 si scopre, in un flashback, che la first lady di Scandal fu stuprata dal suocero. A febbraio, in House of Cards, apprendiamo che Robin Wright era stata stuprata all'università. Superando il marito in cinismo e ambizione, usa l'informazione per cavarsi d'impaccio: un'intervistatrice le chiede conto di un aborto, lei dice che era il figlio dello stupro. La cosa interessante è che la puntata di House of Cards sembra la risposta alle polemiche della stampa americana dopo quella di Scandal. Si chiesero un po' tutti i recensori: il flashback dello stupro serve a renderci più simpatica la first lady? (L'autrice di Scandal aveva risposto escludendo che il "likability factor" fosse tra le sue preoccupazioni nello scrivere quei personaggi).

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