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«Europa 2020 è la strategia per accelerare la crescita»

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Questo articolo è stato pubblicato il 22 giugno 2010 alle ore 08:48.

ROMA - Rigore sui conti per consolidare i bilanci pubblici. «Ma anche spingere sull'acceleratore della crescita, mettendo in pratica la strategia "Europa 2020" che la commissione Ue ha definito a marzo e che si basa su uno sviluppo sostenibile, ad alto tasso di occupazione, basato su innovazione e conoscenza».
Giorgio Squinzi, amministratore unico della Mapei (azienda di adesivi per l'edilizia) e presidente di Federchimica, è stato appena eletto, nell'assemblea di maggio di Confindustria, nel nuovo vertice della confederazione per il prossimo biennio, presidente del comitato tecnico Europa.

Oggi e domani sarà a Bruxelles con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per una serie di incontri istituzionali con la Commissione e il Parlamento Ue: questa mattina vedranno il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani e i commissari all'Ambiente e alla Concorrenza Janez Potocnik e Joaquín Almunia. Nel pomeriggio ci sarà un incontro con i deputati italiani al Parlamento Ue e la Marcegaglia interverrà anche al Ceps (Centre for european policy study) sul tema "Monitoraggio della tempesta economica: il ruolo dell'industria".
Domani si terranno a Bruxelles il comitato di presidenza, che si incontrerà con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, poi colazione di lavoro con José Barroso, mentre il direttivo avrà ospiti l'ex commissario Mario Monti, che farà un intervento sul rilancio del mercato interno, e il giudice del Tribunale della Ue Enzo Moavero Milanesi, per parlare degli sviluppi del diritto comunitario.
«È la prima volta che accade un evento del genere. È il segnale dell'importanza che attribuiamo all'Europa e dell'attenzione che Confindustria sta dando e darà all'istituzione comunitaria e alle sue azioni».

Non avete però lesinato critiche alla Ue nei mesi scorsi, nel pieno della crisi: reazione non tempestiva, difficoltà ad esprimere una linea comune. Qualcosa a Bruxelles sta cambiando?
Non basta avere l'euro, serve anche una politica comune. Durante la crisi ci sono state spinte dai diversi paesi ad andare per conto proprio, in ordine sparso. Si è creata tensione tra gli stati membri. Invece bisogna compattarsi, prendere decisioni comuni per avere una maggiore forza. La crisi è arrivata proprio mentre stava muovendo i primi passi il nuovo assetto istituzionale europeo, mettendolo alla prova. Ora mi sembra che si stia andando nella direzione giusta.

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La Germania punta più sul rigore...
Invece bisogna unire i due aspetti, controllo dei conti e crescita. È su questo che insisteremo negli incontri a Bruxelles con i vertici della Commissione e con i parlamentari europei del nostro paese. Vogliamo aumentare la sensibilità di tutti sull'importanza non solo della crescita ma anche nello specifico del manifatturiero.

Si tratta di far decollare la strategia Europa 2020?
È la base per rilanciare l'economia della Ue, facendo leva sui punti di forza. Tra i traguardi da raggiungere uno è particolarmente importante: investire il 3% del Pil in ricerca e sviluppo. A differenza del precedente processo di Lisbona, Europa 2020 mette al centro la crescita e la competitività dell'industria.

Concorrenza, energia, clima, banche. La tassa sugli istituti di credito ipotizzata dalla Ue è vista con grande perplessità da Confindustria, così come le regole di Basilea 3 sulla patrimonializzazione delle banche. Sul clima c'è stato il rischio di un aumento del taglio delle emissioni di Co2 dal 20 al 30% per iniziativa della commissaria al clima. Un rapporto complicato?
Su questi e tanti altri temi le decisioni europee sono fondamentali. Per questo è importante intensificare i rapporti e far conoscere il punto di vista italiano e le esigenze del sistema imprenditoriale.

Quali saranno le sue azioni nel suo nuovo ruolo confindustriale?
Ho intenzione di contattare tutti i settori del manifatturiero per capire i problemi che sentono di più. Sono già stato vice presidente della federazione delle aziende chimiche europee, ho avuto modo di conoscere equilibri e meccanismi decisionali. Per esempio ho capito che è meglio dover applicare un regolamento che una direttiva. I regolamenti Ue sono immediatamente esecutivi, le direttive devono essere recepite dagli stati membri, con differenze a volte vistose tra stato e stato. Da noi molto spesso vengono applicate in modo più vessatorio, senza che ce ne siano vantaggi per il legislatore e per il paese.

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