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Economia Lavoro

Fiat in Serbia, il governo preme per la riapertura del tavolo. Bersani concorda

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Questo articolo è stato pubblicato il 22 luglio 2010 alle ore 19:25.

«Credo che si debba quanto prima riaprire un tavolo tra le parti per discutere l'insieme del progetto Fabbrica Italia, cioè quel progetto che vuole realizzare investimenti nel nostro paese se accompagnati da una piena autorizzazione degli impianti secondo il modello già concordato a Pomigliano».

Lo ha detto a Pescara il ministro del Welfare e del Lavoro, Maurizio Sacconi riferendosi al progetto di Fiat . «Io credo - ha aggiunto il ministro - che ci sia modo di saturare i nostri impianti alla luce dei buoni risultati che il gruppo sta conseguendo negli ambiziosi progetti che si è dato. Certo occorrono relazioni industriali cooperative perchè invece le attività che in qualche modo fermano la produzione, minoranze che bloccano la produzione, non incoraggiano questi investimenti».

L'affondo di Calderoli. «La Fiat in Serbia? L'ipotesi ventilata da Marchionne non sta né in cielo né in terra. Se si tratta di una battuta, magari fatta per portare a più miti consigli i sindacati, sappia che comunque non fa ridere nessuno, diversamente sappia che troveranno da parte nostra una straordinaria opposizione». Lo dice il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli . Per il ministro «non si può pensare di sedersi a tavola, mangiare con gli incentivi per l'auto e gli aiuti dello stato e poi alzarsi e andarsene senza nemmeno aver pagato il conto».

Bersani: «Chi può convochi un tavolo». Serve un "tavolo" che affronti la vicenda Fiat, l'Italia non può permettersi di affrontare un capitolo così delicato per l'economia del Paese "attraverso dichiarazioni" e sarebbe anche bene nominare finalmente «uno straccio di ministro dello Sviluppo». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a margine di un convegno sulle donne, parla ai giornalisti della vicenda Fiat: «Faccio io una domanda: chi è che convoca un tavolo per la Fiat? Non pretendo che sia il ministro ad interim, in tutt'altre faccende affaccendato. Lui è nel... frutteto alle prese con le mele marce!». Insomma, «chi può convochi un tavolo» e, comunque, «lo vogliamo fare uno straccio di ministro dello Sviluppo?».

L'attacco della Cgil: azioni contro i lavoratori giustificano il disimpegno in Italia? «La scelta di spostare la produzione prevista nella stabilimento di Mirafiori in Serbia, e le motivazioni addotte, sembrano confermare una linea basata sulla ritorsione nei confronti del sindacato e dei lavoratori, in continuità con il clima determinato dai recenti licenziamenti individuali». Lo dice in una nota la segreteria nazionale della Cgil che esprime «preoccupazione per la continua indeterminatezza nelle decisioni che assume la Fiat sul futuro delle produzioni negli stabilimenti italiani». Secondo la Cgil «se così fosse, si continua nel paradosso che vede il più importante gruppo industriale italiano registrare, pur nella crisi, importanti performance che però stridono con la necessità di serie relazioni sindacali basate sul confronto e il rispetto reciproco. Non vorremmo - conclude la nota - che le azioni messe in campo contro il sindacato e i lavoratori servissero per giustificare scelte più gravi di disimpegno negli stabilimenti italiani».

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Bonanni invoca chiarezza su Fabbrica Italia. «Marchionne fermi le bocce. Occorre chiarezza su numero e modelli che si produranno in Italia». Questo il monito del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni al numero uno della Fiat Sergio Marchionne, dopo le ultime dichiarazioni su Mirafiori. «La Fiat - si legge in una nota - deve fare chiarezza su tutto il progetto 'Fabbrica Italia'. Per questo all'ammnistratore delegato, Marchionne diciamo: fermi le bocce, faccia luce sugli investimenti dell`azienda. Ed avvii una discussione aperta col sindacato, per tutti gli stabilimenti del Lingotto».

«Ma - aggiunge Bonanni - a qualche pezzo del movimento sindacale diciamo anche di smetterla con i polveroni che servono solo a produrre incertezze tra i lavoratori. Occorre che la Fiat precisi il numero e i nuovi modelli delle autovetture che intende produrre negli stabilimenti in Italia. Non aiutano in questo momento la confusione e le polemiche. Bisogna evitare di alimentare su questa delicata vicenda sindacale le strumentalizzazioni politiche che rischiano di scaricarsi sulla pelle dei lavoratori».

Nuovo balzo di Fiat, intanto, a Piazza Affari, all'indomani dell'approvazione dei piani di scorporo dell'auto e dell'annuncio di dati trimestrali superiori alle attese. Il titolo del Lingotto sale del 2,12% a 9,87, tra scambi sostenuti e pari al 3,4% del capitale, dopo una raffica di promozioni arrivate dalle principali banche d'affari.

Il mercato, spiegano gli operatori, non ha dato molto peso all'annuncio fatto ieri dopo la chiusura delle contrattazioni dall'agenzia Moody's di voler mettere sotto revisione il rating assegnato a Fiat, in vista di un possibile declassamento. A sostenere gli acquisti in Borsa, dopo un balzo del 6,74% segnato già alla vigilia, sono stati invece, come detto, i diversi studi sul gruppo di Torino diffusi dagli analisti finanziari all'indomani dei dati. «Va anche aggiunto - precisa un operatore - che i termini dello spin-off erano noti, e questo rialzo sembra più che altro un movimento finanziario incoraggiato dalle notizie sullo scorporo».

Le reazioni degli addetti ai lavori sono comunque più che positive. Su Fiat sono intervenuti ad esempio gli analisti di Equita, che hanno alzato il prezzo obiettivo stimato per il titolo del 4% portandolo a 14,40 euro, confermando il consiglio di acquisto (buy). Commerzbank ha invece migliorato il consiglio da vendere (sell) a (hold).

Nomura Holding ha mantenuto il consiglio 'neutral', rivedendo però il target da 10,5 a 11 euro. Bene anche Societè Generale, che consiglia ora l'acquisto (buy) dei titoli del Lingotto (prima era 'hold', tenere), con l'analista Philippe Barriere che sottolinea come «la leva operativa delle misure di ristrutturazione intraprese nel 2008 e nel 2009 sta dando frutti, mentre Fiat sta vendendo segni di ripresa un pò in tutto il mondo, guidando un miglioramento della domanda, salvo per l'auto».

Il gruppo guidato da Sergio Marchionne è stato promosso da hold a buy anche da Unicredit. «Il probabile miglioramento delle attese e il piano di scorporo approvato ieri rappresentano due cause per rendere gli investitori più rialzisti», scrive l'analista Gabriele Parini in una nota.

Intanto, dopo, l'intervento di Moody's, l'agenzia Standard & Poor's resta ferma su Fiat a quanto annunciato già il 23 aprile scorso, quando aveva posto sotto osservazione in vista di un possibile taglio (CreditWatch negativo) il rating a lungo termine assegnato al gruppo di Torino (BB+) sulla scia proprio dei piani di scorporo dell'auto. In quell'occasione S&P aveva annunciato che una decisione sarebbe stata presa non appena fossero state disponibili più informazioni sullo spin-off.

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