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Economia Aziende

Il segretario della Fiom Maurizio Landini: «Chiarezza sui piani di Fiat in Italia»

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Questo articolo è stato pubblicato il 27 luglio 2010 alle ore 07:56.

Su Mirafiori? «Fiat ci dica se il piano di luglio resta confermato». Su Pomigliano? «La soluzione è riaprire il negoziato non ricorrere ad artifici giuridici».
Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, aspetta l'incontro di mercoledì voluto dal Governo, ma pensa anche a quello precedentemente fissato per giovedì, a Torino, con le sigle di categorie dei metalmeccanici in cui sulla carta si sarebbe dovuto discutere di Pomigliano «ma anche del ritiro dei licenziamenti e della mancata assegnazione del premio di risultato nel gruppo». E intanto si prepara ad incontrare i "colleghi" del sindacato serbo.

Quando?
Stiamo ancora verificando, ma pensiamo nei prossimi giorni.

Al futuro incerto di Pomigliano, a quello ancora più incerto di Termini Imerese si aggiunge ora quella di Mirafiori, a questo punto che farà il sindacato?
Innanzittutto chiederà alla Fiat di chiarire se il piano che ci hanno presentato a luglio resta confermato o meno. Perché il problema, è chiaro, non è nè Pomogliano nè a questo punto Mirafiori ma è il futuro di tutti gli stabilimenti Fiat in Italia. Il problema è cioè capire cosa intenda fare la Fiat in tema di innovazione del prodotto e cosa intenda fare il Governo per garantire una politica industriale a questo paese.

Quando parla di politica industriale si riferisce alla possibilità di un intervento pubblico?
I fronti sono due. Da un lato l'azienda che deve poter garantire innovazione, dall'altro la responsabilità delle istituzioni. Che è peraltro la dinamica che si sta verificando nel resto d'Europa. Da quello che mi dicono i rappresentanti del sindacato serbo, ad esempio, il loro governo sta mettendo in campo consistenti investimenti pubblici, a cominciare da un'interessante detassazione fiscale.

Sull'ipotesi di una newco per Pomigliano vi siete già confrontati con gli altri sindacati?
No perché a noi nessuno ci ha ufficialmente comunicato nulla. Quello che sappiamo lo apprendiamo dai giornali. Allora, prima hanno cercato un accordo separato, poi hanno chiesto un plebiscito che non hanno avuto. Ora leggo dai giornali che si starebbe discutendo su questa opzione, che da quello che capisco non mi sembrerebbe altro che un ulteriore modo per complicare le cose tanto dal punto di vista giuridico quanto da quello contrattuale. La soluzione al problema della produttività di Pomigliano è già nel contratto, nei 18 turni di lavoro previsti, nelle quaranta ore di straordinario, nelle pause a scorrimento. La cura per lo stabilimento campano è riaprire il negoziato non ricorrere ad artifici o a deroghe alle leggi e ai contratti che ci sono. Un sistema che non sviluppi la competizione giocando sui diritti e sui costi è una questione che riguarda anche le imprese.

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Tags Correlati: Fiat | Fiom | General Motors | Imprese | Italia | Maurizio Landini | Pomigliano |

 

Cioè?
Si parla tanto degli Stati Uniti e del sindacato americano, dimenticando che tra le cause della bancarotta delle multinazionali automobilistiche c'è la mancanza di un contratto nazionale e degli istituti di welfare previsti dal contratto. L'assenza di uno stato sociale l'hanno pagata i lavoratori ma l'ha anche pagata General Motors.

La newco non le piace per Pomigliano ma pare di capire non le piace anche per le conseguenze, in prospettiva, su tutta l'industria metalmeccanica.
Dico che la fase è già piuttosto complicata e che questa ipotesi introdurrebbe solo altri elementi di complicazione, mentre bisognerebbe piuttosto applicare le leggi e i contratti.

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