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Questo articolo è stato pubblicato il 08 agosto 2010 alle ore 08:00.
FIRENZE
Il gruppo aretino UnoAerre, tra i più antichi e importanti d'Italia e a livello internazionale nel settore dell'oreficeria, resterà chiuso tutto agosto. Per i 350 dipendenti dello stabilimento toscano sono previste tre settimane di ferie, più una di cassa integrazione. E al rientro, a settembre, potrebbero trovare una nuova proprietà.
All'orizzonte si profila un cambio della guardia tra l'attuale azionista di riferimento (la famiglia Zucchi con il 51%) e un nuovo soggetto industriale, la cui ricerca è stata affidata all'advisor Alix-Marie Hall. Il nome che circola è quello di Sergio Squarcialupi, l'ex amministratore delegato della stessa UnoAerre, imprenditore del settore con la Chimet di Badia al Pino (Arezzo), azienda specializzata nel recupero dei metalli preziosi dai rifiuti e dagli scarti industriali (marmitte catalitiche), un vero e proprio "gigante" che ogni anno movimenta materiali per 2 miliardi di euro, con un giro d'affari di oltre 500 milioni.
Squarcialupi smentisce coinvolgimenti, ma secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, la trattativa è stata aperta e ha buona probabilità di andare in porto. Una soluzione, del resto, va trovata entro agosto: in caso contrario, l'azienda guidata da Gianluca Zucchi, rischia di dover portare i libri in tribunale, schiacciata da un'esposizione complessiva nei confronti del sistema bancario per circa 80 milioni e con l'urgenza di trovare la liquidità necessaria a finanziare l'operatività.
Le perdite (14 milioni nel 2009, 25 negli ultimi due anni), la contrazione dei ricavi (oggi intorno ai 110 milioni), il mancato rilancio delle vendite, conseguenze del calo dei consumi di gioielleria ma anche di una struttura di costi troppo elevata, hanno spinto UnoAerre sulle secche dell'attuale crisi, che è finanziaria e industriale, e arriva dopo un decennio di cambiamenti azionari e di tentativi di rilancio: prima con l'uscita dei soci storici (Gori e Zucchi) e l'ingresso del fondo Morgan Grenfell (Deutsche Bank), nel 1999; poi, tre anni e mezzo dopo, con il ritorno in campo della famiglia Zucchi, che ha riacquistato il 51% appoggiata da un gruppo di banche italiane (Mps, Intesa Sanpaolo e Mediocredito) a cui è andato il restante 49. Il piano di sviluppo, compresi i 15 milioni investiti nella nuova sede quasi ultimata, però, non ha funzionato.







