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Economia Politica economica

Ocse: «La ripresa rallenta»

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2010 alle ore 07:46.

Frena la crescita nell'area dei 33 paesi membri dell'Ocse. A indicare maltempo in arrivo è il superindice, o leading indicator mensile, che ad agosto è sceso di 0,1 punti, come avvenuto a luglio. Si tratta del quarto mese di seguito in cui l'indicatore dell'organizzazione parigina sale meno che nei 30 giorni precedenti. Un brutto segnale visto che l'indice prevede, o meglio tenta di anticipare, le tendenze da oggi a sei mesi.


Il "superindicator" infatti segnala le probabilità che si avvicini nei prossimi mesi una crescita o un rallentamento del Pil utilizzando dati specifici per ogni nazione che nel caso italiano sono la fiducia dei consumatori, le immatricolazioni delle automobili e i consumi di energia.
Il "composite leading indicator" evidenzia per agosto segnali «più evidenti» del rallentamento della crescita, già percepiti in luglio.

Male l'Italia, e altri sei paesi: Francia, Canada, Gran Bretagna, Cina, Brasile e India, che registrano un calo della crescita mentre gli Stati Uniti, come l'insieme dei paesi Ocse sembrano aver raggiunto il loro picco.
Nel nostro paese il superindice è sceso di 0,2 punti (con un outlook in rallentamento) così come in India e Gran Bretagna. Un pò meglio la Francia con -0,1 punti e peggio il Canada a -0,5. Germania (0,0), Russia (+0,5)e Giappone (+0,3) invece risultano in espansione.
A colpire nell'indagine è soprattutto la serie negativa di Pechino che ad agosto mette a segno un -0,4, il quinto dato negativo da aprile. Un nuovo elemento di pessimismo che spiega le resistenze cinesi sulla rivalutazione della sua moneta.

Il calo del leading indicator preoccuperà i responsabili politici, poiché suggerisce che una ricaduta nella recessione (il double dip) è sempre più probabile.
«Il superindice di agosto rafforza i segnali di rallentamento dell'espansione economica», ha detto il segretario generale dell'Ocse Angel Gurrìa.
E proprio così? In effetti superindice ed indicatori dei responsabili acquisti nel settore manifatturiero e dei servizi suggeriscono che l'economia globale cresce al ritmo più lento dagli ultimi 10 mesi. Un avvertimento simile a quello lanciato dall'Fmi la scorsa settimana quando ha avvisato che l'economia mondiale rallenterà nel 2011 mentre i debiti pubblici europei continueranno a minare la ripresa nei paesi industrializzati. Profezie da Cassandra? Forse, ma il Fondo prevede che l'economia mondiale crescerà del 4,8% quest'anno, ma solo del 4,2% nel 2011. Non solo. Gran parte di questa crescita arriverà dall'Asia, con l'economia cinese che dovrebbe crescere del 9,6% il prossimo anno, in calo però dal 10,5% di quest'anno. Deludente Eurolandia dove l'Fmi si attende una crescita dell'1,7% quest'anno e del 1,5% nel 2011. Davvero poca cosa.

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Tags Correlati: Angel Gurrìa | Asia | Canada | Domanda interna | Fmi | Francia | Gran Bretagna | Ocse | Stati Membri | Stati Uniti d'America |

 

Il problema è che la maggior parte delle nazioni sviluppate si sono già pesantemente indebitate per fornire lo stimolo fiscale (Washington docet con un debito al 92,7% del Pil) che ha aiutato le loro economie ad emergere dalla recessione l'anno scorso, mentre le banche centrali hanno tagliato i tassi ai livelli storicamente più bassi o come Tokyo vicini allo zero.
Tutto ciò lascia pochi margini per rispondere alla prospettiva di un nuovo rallentamento. Alcuni economisti segnalano che proprio questa è una delle ragioni per cui i tassi di cambio sono diventati una questione incandescente per i politici. Al punto da far temere la scorciatoia di una guerra da svalutazione competitiva.

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