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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2010 alle ore 13:51.
Sembra rispondere alla logica del 'se non puoi batterli, fatteli amicì il forum italo-cinese 'cashmere tra presente e futurò ideato da Giorgio Correggiari, organizzato dall'agenzia per la Cina e ospitato oggi dal Comune di Milano.
Al centro del dibattito, seguito da aziende big del settore come Loro Piana, Brunello Cucinelli e il Lanificio Colombo, le possibilità di cooperazione tra Italia e Cina, anche in vista della fiera Cashmere world che si terrà a Beijing dal 23 al 25 novembre. «Proponiamo ai cinesi - ha spiegato Correggiari - di mettere insieme la nostra cultura e la loro materia prima, visto che sono i primi produttori di cashmere al mondo, ma non sanno lavorare questo prezioso filato perchè sono presi solo dalla logica della produzione e della distribuzione di massa, mentre il cashmere è l'eccellenza e come tale va lavorato». Anche per questo, «i cinesi hanno fatto grandi errori, facendo crollare il prezzo del cashmere da 100 a 65 euro al chilo, con riflessi negativi anche per le imprese italiane».
«A livello di qualità il loro cashmere è il migliore del mondo, ma - ha aggiunto Pierluigi Loro Piana - non basta la materia prima: la loro industria tessile è più giovane della nostra ed è più orientata sui grandi numeri, mentre le nostre aziende offrono non solo la qualità, ma la continuità nell'eccellenza, e questo è un fatto di cultura». Per questo, gli imprenditori del settore non temono di aprire le porte delle loro aziende ai 25 imprenditori della delegazione cinese, che nei prossimi giorni visiteranno gli stabilimenti produttivi di Loro Piana, Brunello Cucinelli e del lanificio Colombo.
«Non è certo copiando un nostro macchinario che potranno fare un prodotto come il nostro, un conto - ha spiegato Loro Piana - è l'hardware, un altro il software. Poi, se si pensa alla questione del prezzo, siamo battuti in partenza, ma noi ci muoviamo su altri territori». La Cina, comunque, «oggi è più un'opportunità che un nemico, abbiamo interesse a normalizzare i rapporti commerciali sul fair trade piuttosto che nell'arroccarci in un protezionismo in cui comunque loro sono più bravi di noi, anche perchè - ha concluso Loro Piana - hanno una rapidità decisionale maggiore della nostra».







