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Questo articolo è stato pubblicato il 04 gennaio 2011 alle ore 07:50.
2010: l'anno delle 6mila aziende in cassa integrazione straordinaria. Della cassa in deroga che cresce del 250% rispetto all'anno prima. Della cassa integrazione che, nel complesso, ha di gran lunga superato il miliardo di ore autorizzate, mentre nel 2009 era arrivata solo molto vicina ai nove zeri che tanto preoccupano i sindacati. In attesa di conoscere gli ultimi dati relativi a dicembre, che dovrebbero essere diffusi dall'Inps tra oggi e domani, qualunque confronto dei numeri porta a concludere che per il lavoro il 2010 verrà ricordato come l'anno della cassa integrazione straordinaria e in deroga. E forse non è il migliore ricordo perché la cigs e la cigd non sono necessariamente il preludio di un rientro al lavoro, soprattutto senza segnali forti di una ripresa economica a cui potrebbe legarsi quella dell'occupazione.
Mentre i numeri dei lavoratori coinvolti stanno diventando importanti: secondo una rielaborazione dell'ufficio studi della Cgil, che si ferma a novembre, nel 2010 i lavoratori in cigo a zero ore sarebbero 163.452, quelli in cigs circa 227.344, mentre quelli in cigd 179.197: sommati sono 569.992, mentre coloro che sono interessati da cassa straordinaria e deroga sono circa 406.541.
Vincenzo Scudiere della Cgil avverte che «la dimensione del fenomeno occupazionale è tale da aver costretto a cercare finanziamenti adeguati, come quelli previsti anche per il 2011 per la deroga. Ma l'aumento di questo ammortizzatore lascia pensare che non basteranno le risorse a disposizione». E che sta cambiando il ricorso agli ammortizzatori. «Quelli storici e cioè la cassa ordinaria e quella straordinaria – continua Scudiere – stanno diventando minoritari mentre la deroga cresce, così come il numero di persone che rischiano di non avere più sicurezza».
La crisi produttiva ha messo in luce un nucleo di aziende che da 3 anni usufruiscono di decreti di Cigs e che per effetto della normativa sui periodi massimi di cigs sono entrate in una fascia a rischio sia per l'occupazione sia per la loro sopravvivenza. Queste aziende sono circa un migliaio, secondo la Cgil, mentre scorrendo la cartina dell'Italia si contano 6.185 aziende che stanno facendo cassa integrazione straordinaria. La maggior parte è concentrata nelle aree più industrializzate e avanzate del paese, al Nord: Lombardia (1.719), Emilia Romagna (962), Veneto (744), Piemonte (733). Le causali parlano di crisi aziendale nel 71,8% dei casi, contratto di solidarietà in quasi il 14%, fallimento nel 4,32%, riorganizzazione nel 3,2%, secondo la proiezione della Cgil.







