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Questo articolo è stato pubblicato il 24 febbraio 2011 alle ore 08:09.
Che devono fare le imprese italiane costrette a lasciare i cantieri o a sospendere le forniture ai committenti libici?
Molto dipende dai contratti sottoscritti, ma, in generale, devono inviare, al più presto, ai committenti una comunicazione di sospensione dei lavori o delle forniture per "forza maggiore". Motivando cioè la sospensione con il fatto che lo stato di insicurezza generale, la carenza di forze di polizia e le violenze diffuse rendono impossibilie la normale attività dei cantieri e dei lavori e mettono a rischio l’incolumità dei dipendenti. Da questi casi sono ovviamente esclusi la gestione di quegli impianti che, per loro natura, richiedono una marcia al minimo o uno spegnimento graduale e programmato.
Chi risponde dei danni e del mancato guadagno?
Anche qui dipende dai contratti sottoscritti con la Sace. E’ comunque indispensabile per gli assicurati attivare la polizza e leggersi bene limiti e coperture.
La sospensione motivata dei lavori congela la commessa?
Non è detto. Nei casi consentiti dai contratti, i committenti possano, dopo un certo periodo di tempo, per esempio 30 o 60 giorni di blocco, ricorrere a un altro contractor, ritenendo così risolto il contratto con l’azienda italiana.







