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Questo articolo è stato pubblicato il 25 gennaio 2012 alle ore 16:42.

BRUSSELS – Per il terzo anno consecutivo, l’Eurozona rappresenta l’anello più debole dell’economia mondiale. Nel 2010, l’attenzione si è focalizzata sulle risposte alla crisi da parte dei paesi periferici della zona euro –Grecia, Portogallo, Irlanda. Nel 2011, la crisi si è spostata verso il centro, scottando l’Italia e la Spagna, ed alimentando le preoccupazioni sulle possibilità di sopravvivenza della stessa eurozona. Ci si chiede se nel 2012 queste tensioni diminuiranno o raggiungeranno un nuovo apice.
Ancora una volta, la crisi greca è al centro dell’attenzione ed incarna le mancanze dell’Europa. Ancora una volta, si devono prendere decisioni difficili per la ristrutturazione del debito e la fornitura di ulteriori aiuti ad Atene. Ancora una volta, gli europei devono accettare che la situazione è più grave di quanto pensassero.
Ma la gravità dei mali della Grecia non dovrebbe oscurare il fatto che si tratta di un’economia modesta e, per molti aspetti, di un caso speciale, estremo. Nessun altro paese europeo ha trasgredito le regole di bilancio dell’Unione Europea quanto la Grecia, o accumulato un debito pubblico altrettanto pesante, e nessun altro paese europeo unisce nella stessa misura uno stato disfunzionale ed un’economia privata non competitiva.
La vera battaglia si sta combattendo in Italia e Spagna. Le condizioni di credito di entrambi i paesi sono peggiorate nella seconda metà del 2011. Sono così elevate in entrambi i paesi –rispettivamente pari al 17% e al 11% del PIL della zona euro- che il loro finanziamento mediante un aiuto multilaterale graverebbe pesantemente sulle risorse dell’Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale, o addirittura porterebbe al loro esaurimento. Entrambi i paesi hanno di recente insediato un nuovo governo di orientamento riformista. Ed entrambi si stanno battendo per ristabilire la competitività, promuovere la crescita, ripristinare la solidità fiscale, e ripulire i bilanci delle banche. Se ci riusciranno, l’euro sopravvivrà; se falliranno, l’euro non potrà farcela, almeno non nella sua forma attuale.
Questo è il motivo per il quale il dibattito degli ultimi mesi si è per lo più concentrato, sebbene in modo implicito, sul come sostenere gli adeguamenti e le riforme in Italia e in Spagna. Le proposte per consentire alla Banca Centrale Europea di intervenire con maggiore decisone sui mercati obbligazionari, o per aumentare le dimensioni del “firewall” (programma di protezione) facendo leva finanziaria sul Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF), avevano lo scopo di impostare un tetto massimo sui tassi di interesse pagati da Italia e Spagna sulle loro emissioni del debito.
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