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Alitalia stringe una joint venture con Air France-Klm e Delta

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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2010 alle ore 18:47.

Non è una fusione vera e propria, ma poco ci manca. Le attività di Alitalia sono più integrate con quelle di Air France-Klm e dell'americana Delta. Da oggi l'aviolinea guidata da Rocco Sabelli si è unita agli altri due gruppi nella joint venture per i voli transatlantici, che consiste in una rete di voli unica e coordinata offerta ai clienti e nella condivisione di costi e ricavi delle rotte transatlantiche per le compagnie partner.

Alitalia contribuirà con i suoi 20 voli giornalieri tra cinque scali negli Stati Uniti e quelli di Roma Fiumicino e Malpensa a un totale di 250 voli (l'8% del totale). Secondo i responsabili delle quattro compagnie, l'integrazione delle attività migliorerà l'offerta ai clienti. Ad esempio per i voli dall'Italia verso gli Usa le frequenze nella giornata - ha detto Alitalia - ridurranno le sovrapposizioni orarie con Delta e i decolli saranno meglio spalmati nell'arco della giornata. Le tariffe dei voli transatlantici saranno decise insieme, anche gli sconti.

Non ci sarà però un aumento dell'offerta di voli diretti ai passegegri dall'Italia. Anzi con l'orario estivo Alitalia ha ridotto da Malpensa a New York i voli a 4 la settimana, anziché uno al giorno. «La joint venture la firmiamo oggi, ha una durata di dieci anni che poi con i tempi di uscita diventano 12. Quindi è un matrimonio nel vero senso del termine», ha detto Sabelli, respingendo le indiscrezioni sul futuro assorbimento di Alitalia in Air France, ipotizzato soprattutto nel momento in cui la compagnia italiana avrà bisogno di soldi, probabilmente nel 2011, stando a quanto recentemente detto dal presidente, Roberto Colaninno. «Air France, con il 25%, è già azionista di maggioranza di Alitalia. Non c'è nei nostri piani né nelle prospettive» una fusione con Air France-Klm, replica Sabelli. «Il fatto dirimente è quello che stiamo facendo, joint venture virtuali che hanno gli stessi benefici delle fusioni ma tenendo le compagnie seprate fino a quando ciò ha senso».

La joint venture esprime circa il 26% dell'intera capacità di rotte transatlantiche, con ricavi annui stimati in oltre 10 miliardi di dollari. «La joint venture sarà la più profittevole e la più vasta», sostiene Richard Anderson, amministratore delegato di Delta. Quest'integrazione dovrebbe portare ad Alitalia «un beneficio annuo di 50 milioni di euro nel risultato operativo, quando sarà a regime, entro 2-3 anni», secondo Sabelli.

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Tags Correlati: Accordi e joint ventures | Air France | Alitalia | Benetton | Delta | Italia | Richard Anderson | Roberto Colaninno | Rocco Sabelli | Stati Uniti d'America

 

Sui conti l'a.d. dice che c'è stato «un aumento dei ricavi del 10% e nove punti in più del tasso di riempimento» nel primo semestre rispetto all'anno scorso (chiuso con 1.276 milioni di ricavi e 273 milioni di perdita operativa) . Sabelli però non ha spiegato come siano ripartiti gli annunciati 500 milioni di disponibilità finanziaria di Alitalia al 30 giugno tra cassa e linee di credito disponibili (cioè debito potenziale). «Sono un po' fatti nostri. È come se le chiedessi quanto ha di liquido o assegni», ha risposto a un giornalista. Le voci su aumenti di capitale? «Io non ne ho chiesti», risponde Sabelli. «Colaninno e Benetton hanno risposto a una domanda dicendo cose che ripeto anch'io. Due importanti azionisti, Colaninno e Benetton, che dicono che se c'è bisogno di soldi ce li mettiamo, è una garanzia non un pericolo».

Air France però non prende impegni su un eventuale aumento di capitale di Az. Richiesto di un commento sulle parole di Colaninno, Pierre-Henri Gourgeon, amministratore delegato del vettore, ha glissato: «Colaninno non ha detto che c'è l'esigenza di un aumento di capitale. Può esserci oppure no. Se c'è bisogno di soldi è una domanda che va rivolta a tutti gli azionisti».

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