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Questo articolo è stato pubblicato il 09 agosto 2011 alle ore 08:15.

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Da poche settimane, il linguaggio quotidiano degli italiani si è arricchito di una nuova parola, una volta usata solo da pochi esperti. È lo 'spread', che ormai più volte al giorno viene menzionato da tutti i mezzi di comunicazione, e domina sui blog, e che da un mese è diventato il principale 'termometro' degli attacchi della speculazione e dei guasti che essa causa al nostro Paese. Negli anni passati, lo 'spread' già esisteva, ma era relativamente piccolo e stabile, e quindi normalmente ignorato. È solo da quando è diventato significativo - per la sua dimensione e per i suoi movimenti (anche più volte, nel corso dell'intera giornata) - che è divenuto famoso.

Ma che cos'è lo 'spread'? E quanto è corretto usarlo come principale se non unico 'termometro' di ciò che i mercati finanziari fanno e ci mandano a dire? Facciamo bene a preoccuparci e a reagire alle variazioni dello 'spread'? Lo 'spread' comunemente citato in questi giorni è dato dal differente, maggiore, rendimento di un titolo del Tesoro italiano, di durata decennale, rispetto al corrispondente titolo tedesco. Stessa durata, stesse caratteristiche tecniche, stessa negoziabilità: ciò che è diverso è solo il debitore; in un caso è debito sovrano dell'Italia, nell'altro caso è debito della Repubblica federale tedesca.

Se il nostro titolo ha un rendimento annuo del 6%, rispetto al 2,50% del titolo tedesco, diremo che lo spread è il 3,50%; o, come più spesso si dice, è pari a 350 'punti base' (cioè punti percentuali). Come fa quel 350 a variare, cioè a 'peggiorare' per noi, andando per esempio fino a 400; oppure a 'migliorare', riducendosi per esempio a 300? E perché la dimensione di quel numero ci deve preoccupare? Se rispondiamo con una qualche precisione a queste due domande, vediamo perché si possa dire che lo 'spread' è un termometro ambiguo dei nostri problemi, significhi cose diverse a seconda del profilo temporale considerato, e inoltre misuri in modo diretto o solo implicito cose diverse nelle conseguenze che producono.

Per delinare con chiarezza il quadro, è opportuno spiegare quale sia il significato di un aumento dei tassi per la finanza pubblica. Quando i tassi aumentano, uno Stato si trova nella situazione di dover emettere debito a un costo più elevato. In altre parole: più i tassi crescono, più la spesa per interessi, per tutti gli anni di vita del debito emesso, aumenterà. Pertanto, lo 'spread', come definito poc'anzi, misura come crescerà la spesa per interessi italiana nei confronti di quella tedesca; un suo aumento fino a 400 significa che lo Stato italiano nei confronti di quello tedesco avrà un aggravio della spesa per interessi di 50 punti base nelle nuove emissioni debito; una diminuzione fino a 300 punti base indicherà una diminuzione della spesa per interessi rispetto a quella della Germania.

Pertanto lo 'spread' calcolato come differenza tra tassi italiani e tassi tedeschi indica solo un aumento (o diminuzione) della spesa per interessi nei confronti della Germania ed è fuorviante utilizzarlo per indicare una maggior (minor) spesa per interessi, non in senso assoluto, per lo Stato italiano. A questo proposito è utile quindi osservare che lo 'spread' può aumentare per due motivi: aumentano i tassi sui titoli italiani (rimanendo invariati quelli tedeschi), oppure diminuiscono quelli sui titoli tedeschi (rimanendo invariati quelli italiani).

È evidente che entrambe le situazioni portebbero condurre a un identico aumento dello 'spread', ma il significato di tale indicatore è ovviamente differente: infatti, per l'Italia, solo la prima situazione è indice di preoccupazione per la finanza pubblica. Oppure, a puro titolo esemplificativo, se aumentano i tassi sui titoli italiani e nella stessa identica misura quelli sui titoli tedeschi, lo 'spread' resta invariato, ma anche in questo caso per l'Italia ci saranno maggiori oneri per la finanza pubblica.

Quando si parla di 'spread' - al fine di evidenziare maggiori oneri per la finanza pubblica italiana - sarebbe quindi più appropriato fare riferimento allo 'spread' indicante la differenza tra il tasso attuale di mercato su un BTp a 10 anni e il tasso a cui lo stesso BTp era stato emesso, facendo un confronto Italia su Italia e non tanto Italia su Germania.

Infine, va osservato che, quando gli investitori determinano i tassi d'interesse sui titoli italiani, stanno valutando lo stock attuale dei titoli di debito pubblico. Pertanto, un aumento dei tassi d'interesse significa una diminuzione del valore del debito pubblico esistente e quindi un impoverimento delle famiglie e imprese che detengono quel debito. In questo caso, lo 'spread' relativo risulta utile per fotografare chiaramente la posizione fra Italia e Germania: l'Italia è agli occhi degli investitori un Paese che, rispetto alla Germania, si sta impoverendo.

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