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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2012 alle ore 06:45.

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LA VICENDA

La donazione
Michelangelo Manini, seconda generazione della Faac – la multinazionale bolognese di automatismi per cancelli fondata dal padre nel 1965 – nomina la Curia bolognese, nel testamento olografo sottoscritto nel 1998 e mai modificato, erede unica di tutti i beni di sua proprietà. La Curia ha ora 90 giorni per decidere se accettare o meno l'eredità e se non accettasse, il patrimonio – stimato in 1,7 miliardi – passerebbe alla Croce Rossa o,in terza istanza, allo Stato italiano. Manini è morto il 17 marzo scorso a 50 anni, dopo una lunga malattia
Il gruppo
Faac ha chiuso il bilancio 2011 con 214 milioni di fatturato e un utile di 27 milioni. Opera in oltre 80 Paesi, dà lavoro a oltre mille persone, di cui 200 nella sede centrale di Zola Predosa, ha 12 siti produttivi in Europa e 24 filiali commerciali nel mondo. Diventata famosa con la pubblicità del cancello custodito da un maestoso leone che si apriva automaticamente al passaggio di una Ferrari, deve il suo successo alla costante innovazione (42 i brevetti di proprietà). Un impero il nuovo socio di maggioranza, la Curia, non intende smantellare
I PROTAGONISTI

MICHELANGELO MANINI
L'ex titolare Faac è morto il 17 marzo scorso, ma solo all'apertura del testamento, pochi giorni fa, si è scoperto che ha scelto di lasciare, in assenza di eredi diretti, il proprio patrimonio alla Curia di Bologna
CARLO CAFFARRA
L'arcivescovo di Bologna è oggi l'azionista di maggioranza con il 66% del capitale sociale, di Faac, la multinazionale tascabile di Zola Predosa, alle porte di Bologna, che ha chiuso il 2011 con 214 milioni di ricavi
ANDREA MARCELLAN
Amministratore delegato della Faac, ieri ha partecipato al primo Cda della nuova era aziendale targata Caffarra, in cui è avvenuta la cooptazione del nuovo consigliere che ha preso il posto di Manini

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