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Questo articolo è stato pubblicato il 26 luglio 2012 alle ore 06:43.

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«L'Ilva di Taranto non va fermata. Il giudizio sui rischi connessi ai processi industriali dello stabilimento va attualizzato». Se a dirlo è il ministro dell'Ambiente Corrado Clini che conosce molto bene, da anni, la travagliata storia del Sin, il sito di interesse nazionale, più noto della Puglia un motivo ci sarà.

Ministro Clini perché parla di attualizzazione del giudizio?
Non dobbiamo incorrere nell'errore delle sovrapposizioni temporali. La situazione dell'Ilva di 10 15 anni fa era molto diversa da quella attuale, caratterizzata da processi industriali che per effetto delle normative ambientali e delle prescrizioni che l'azienda ha ricevuto sono stati modificati in modo significativo. Per questo oggi si può dire che l'Ilva è uno stabilimento in cui è in atto un processo di trasformazione della produzione per renderla adeguata agli obiettivi nazionali e alle direttive europee. Il giudizio deve tenere conto del lavoro fatto fino ad oggi e perciò della possibilità concreta che esiste di completare il percorso iniziato per rendere l'impianto sostenibile.

Intorno allo stabilimento di Taranto ci sono un contenzioso molto forte e una lunga scia di polemiche. Perché?
Sono il frutto della contraddizione di fronte a cui ci troviamo. Se il giudizio sull'Ilva fa riferimento a un arco di tempo di 10, 15 anni allora è una situazione diversa, ma io non ritengo che si debba bloccare lo stabilimento per effetto dei processi industriali di 10, 15 anni fa. Allora c'erano delle problematiche che adesso non ci sono più.

Ci sono però in questi giorni molte tensioni, l'Ilva impiega 12mila persone. Il ministero dell'Ambiente che cosa sta facendo per trovare un compromesso tra l'impatto ambientale, industriale e sociale?
Il primo sforzo, ed io mi sono assunto la responsabilità di modificare l'attitudine del mio ministero, è quello di dotarci di tempi certi e rapidi. Anche la Regione Puglia, come la Provincia e il Comune di Taranto, stanno facendo la stessa cosa perché esiste un obiettivo comune: lavorare insieme per avviare le iniziative da prendere per il risanamento ambientale e la riqualificazione industriale dell'intera area, tenendo conto che Taranto è uno dei Sin che devono essere bonificati e che le procedure seguite fino ad ora sono state per molti aspetti complicate e oggetto di contenzioso. Caratterizzate da tempi lunghi e dalla sovrapposizione di pareri che hanno reso poco efficace tutto il percorso.

È una storia che parte da lontano?
Il primo accordo per la bonifica di Taranto risale al 2008 e se siamo ancora qui a girarci intorno è evidente che ci sia una certa distonia tra la riconosciuta licenza di intervenire per riqualificare e risanare e gli strumenti normativi e procedimentali che le amministrazioni si sono date per corrispondere a questa urgenza. Il primo sforzo delle istituzioni è quello di rimettere insieme i pezzi delle procedure e allinearle in una tempistica certa, per renderle più semplici ed efficaci. Questo obiettivo richiede la partecipazione consapevole di tutti gli attori coinvolti.

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