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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2013 alle ore 16:38.

Cernobbio - "Dar la colpa alle banche è facile, ma ricordiamoci che le sofferenze sono triplicate in tre anni e che il credito deve essere erogato alle imprese sane, altrimenti è assistenzialismo". Enrico Cucchiani, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo parla alla platea del forum Confcommercio di Cernobbio e non offre facili o rapide soluzioni alla domanda di maggior credito che arriva dalle imprese.

Confcommercio stima una "stretta" di 42 miliardi di euro a gennaio ma è chiaro che a breve non vi sarà alcuna inversione di tendenza. "Anche perché - aggiunge il presidente dell'Abi Antonio Patuelli - non dimentichiamo che è il codice penale a imporre di non prestare denaro a chi non offre garanzie adeguate di poterlo restituire".
E tuttavia Patuelli spiega che il settore bancario è quello che negli ultimi 20 anni ha subito le maggiori trasformazioni, prima con le privatizzazioni e poi con l'arrivo di grandi gruppi stranieri. "Una concorrenza - aggiunge - da cui qualcuno si aspettava grandi cambiamenti ma in realtà le banche estere qui hanno i nostri stessi problemi: il punto non è tanto la capacità dell'azienda, quanto i vincoli posti dal paese".
Pressione fiscale eccessiva, cuneo fiscale e carenza di infrastrutture sono per Patuelli i limiti maggiori che frenano la nostra competitività ed è qui che bisogna intervenire per rilanciare l'economia.

Certo - ricorda Cucchiani - il credito bancario si è ridotto, ma in realtà l'effetto sembra maggiore perché la struttura delle Pmi italiane si appoggia molto più al credito bancario di quanto non accada nel resto d'Europa, in Italia siamo al 72% dei finanziamenti, in Germania al 45%. Banche tedesche che tuttavia per Patuelli non sono certo un esempio da seguire "ed bene è che si guardino allo specchio", perchè è proprio da loro - ricorda Patuelli - che arriva una fortissima resistenza all'adozione di regole bancarie comuni, "in Germania - prosegue - c'è uno Stato molto solido, ma banche molto deboli". Patuelli non risparmia critiche anche al capo economista della Commerzbank Joerg Kraemer, secondo il quale occorrerebbe un prelievo forzoso del 15% sui depositi bancari in Italia per abbattere il debito pubblico.

Per Alessandro Azzi - presidente di Federcasse - c'è però anche un altro fattore negativo in questo momento nel Paese, legato alle richieste di accantonamento previste da Bankitalia. "Limitano le nostre capacità di credito - spiega - e agiscono in modo pro-ciclico, la normativa penalizza tutti e in particolare gli istituri minori".
Unanime tra i banchieri è la richiesta di accelerare il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione così come la necessità di avere al più presto un nuovo Governo, "perché in caso contrario - osserva Cucchiani - in Italia interverrà la troika, cioè Fondo Monetario Internazionale, Bce e Unione Europea".

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