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Questo articolo è stato pubblicato il 23 agosto 2013 alle ore 15:02.

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Taranto, inquinamento e burocrazia «affondano» anche le cozze

Per decenni hanno richiamato con immediatezza ed efficacia l'immagine di Taranto città di mare. Da qualche anno a questa parte, invece, richiamano purtroppo i gravi danni che l'inquinamento industriale (non solo Ilva, ma Cantieri navali e Arsenale della Marina) hanno inferto all'ambiente di Taranto e in particolare al suo mare. Dopo le centinaia di pecore e capre abbattute perché pascolavano in allevamenti vicino all'Ilva e quindi erano contaminate, adesso é la volta delle cozze di Taranto. I molluschi, i mitili che hanno reso famosa l'economia marittima della cittá. Apprezzate da gastronomi e gourmet ma anche da poeti e scrittori come Giuseppe Ungaretti in visita a Taranto negli anni '60, impiantate nelle acque della cittá giá - cosí si legge nei documenti storici - nel decimo secolo, le cozze hanno visto capovolgersi la loro sorte negli ultimi tre anni. É dal 2011, infatti, che parte della produzione tarantina va al macero anziché finire sulle tavole dei consumatori. E la "fetta" di produzione che nel 2013 rischia una nuova distruzione é sempre quella allevata nel primo seno del Mar Piccolo di Taranto. Nessun problema, invece, per quella delle altre aree.

Diossina e pcb avvelenano il primo seno di Mar Piccolo
Il Mar Piccolo é un mare interno alla cittá. Una delle due grandi aree, insieme al Mar Grande di Taranto, adibite all'attivitá mitilicola che avviene attraverso migliaia di pali sistemati in acqua e sui quali le cozze crescono. Il Mar Piccolo, a sua volta, si divide tra primo e secondo seno. Le analisi fatte agli inizi dell'estate 2011 nel primo seno rivelarono che le cozze lí coltivate erano state attaccate da diossina e pcb - sigla di policlorobifenili -, due pericolosi inquinanti di origine industriale depositati sui fondali. Non fu quindi possibile salvare la produzione e diverse migliaia di tonnellate furono mandate all'inceneritore dei rifiuti. Stesso episodio un anno fa: arriva l'estate - meglio: la stagione di raccolta che va da maggio a ottobre - e le analisi delle autoritá sanitarie segnalano di nuovo la contaminazione degli stessi inquinanti. Nuovo prodotto al macero, stavolta non piú all'inceneritore ma alla discarica dei rifiuti.

Prende cosí corpo la convinzione di dover abbandonare il primo seno di Mar Piccolo, in attesa di disinquinarlo, e puntare altrove. Ma non essendoci altro spazio nel secondo seno di Mar Piccolo, dove le analisi non hanno dato alcun allarme sanitario, si punta su Mar Grande, la cui rada, piú estesa, conduce nel Golfo di Taranto. Delocalizzare non é facile. Bisogna tener conto degli allevamenti giá esistenti, eppoi del traffico navale, delle rotte di navigazione, del porto industriale, della base della Marina Militare e delle zone precluse per varie motivazioni. Alla fine, e siamo nel secondo semestre 2012, uno spicchio di mare lo si riesce a trovare. Si decide perció che le cozze saranno ancora impiantate nel primo seno di Mar Piccolo, eppoi, quando raggiungeranno la dimensione di 1-1,5 centimetri, trasferite in Mar Grande per completarne la crescita in modo che il prodotto, maturando, non assorba anche gli inquinanti.

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