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Questo articolo è stato pubblicato il 14 agosto 2011 alle ore 14:15.
Tassare di più chi guadagna di più. È stata questa alla fine la scelta del Governo alla spasmodica ricerca di euro per raggiungere il pareggio di bilancio con un anno di anticipo. Il dibattito tra introdurre una patrimoniale con il ricordo del prelievo forzoso in banca del '92 o applicare più imposte per chi detiene beni immobiliari si è tradotto in un contributo di solidarietà da applicare a chi produce reddito e non certo a chi detiene ricchezza e che alla fine può vivere di "rendita".
Si pensi ad esempio al contribuente che possiede solo immobili in grado di garantirgli da vivere con 100mila euro all'anno di affitti. Questo contribuente optando per la cedolare secca sugli affitti al 21% non solo porterà a casa un prelievo scontato Irpef ma non sarà tenuto, a meno di modifiche in corsa, a pagare alcun contributo di solidarietà.
Lo stesso potrà dirsi per chi vive di rendite finanziarie. È vero, dopo anni di regime agevolato non paragonabile ad alcun Stato europeo ora verrà chiamato a versare di più con un'aliquota del 20% rispetto al 12,5% che resterà in vigore fino al 31 dicembre prossimo, ma certamente vivendo di sole rendite non paghera la solidarietà.
Che dire poi del titolare di una Srl. Mentre il dipendente con possibile prelievo in busta paga si vedrà prelevare da subito il contributo dovuto, l'imprenditore, con qualche sacrificio in più nei prossimi tre anni, rinunciando alla distribuzione degli utili, porterà a casa un risparmio del 5 o del 10% per tre anni.
Insomma, l'imponibile Irpef non è sinonimo della capacità contributiva reale del singolo, e questi disallineamenti sono destinati a produrre polemiche. Le prime stanno già emergendo, con le associazioni di proprietari immobiliari che lamentano la discriminazione nei confronti di chi non ha optato per la cedolare secca.
Naturalmente la fretta, dettata dall'urgenza di chiamare il Paese a raccolta in un momento di difficoltà e di mandare all'Europa e ai mercati un segno della compattezza del Paese, non ha lasciato spazio a meccanismi più raffinati, in grado di cogliere davvero tutti gli aspetti che compongono la capacità (e quindi il dovere) di ciascuno a contribuire ai conti. Senza dimenticare l'evasione, che ancora una volta esclude dallo sforzo collettivo una fetta importante di redditi reali, ma nascosti alle rilevazioni del Fisco.
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