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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2012 alle ore 06:42.

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MILANO
Investimenti e cali dei ricavi per rimanere sul mercato allontanano l'applicazione delle regole sulle società in perdita sistematica e anche l'interpello. L'agenzia delle Entrate è infatti al lavoro per elaborare una sorta di decalogo di situazioni nelle quali le perdite siano riconosciute come segnale di un problema reale e non di elusione fiscale. Le imprese che si troveranno nelle situazioni indicate non dovranno presentare l'interpello, anche perché altrimenti la stessa Agenzia ne sarebbe sommersa. Secondo le stime delle Entrate sono circa 450mila le imprese che potrebbero incappare nei rigori della normativa nata per colpire gli abusi, ma "caduta" in un periodo di crisi reale.
Lo ha spiegato ieri all'annuale convegno di Assolombarda e Assonime sulle novità fiscali il direttore centrale normativa dell'agenzia delle Entrate, Arturo Betunio, che a titolo esemplificativo ha citato appunto il caso degli investimenti e quello del calo dei ricavi a parità di quantità vendute perché sono stati praticati prezzi più bassi per rimanere sul mercato. L'intervento dovrebbe arrivare in tempo per dare chiarezza già per gli acconti di giugno.
Betunio ha anche indicato un'agenda dei prossimi interventi delle Entrate. Innanzitutto un riordiono della materia delle Cfc. L'Agenzia ha ricevuto circa 600 richieste di interpello in fase di smaltimento per le risposte. Il direttore Normativa esprime soddisfazione: «Ci sono stati risultati soddisfacenti perché le società in generale hanno documentato bene le situazioni. Un ripensamento su questo tema è però necessario – ha detto – anche per adeguare il nostro ordinamento a quanto è avvenuto in questo periodo negli altri paesi». Gli altri argomenti sui quali l'agenzia delle Entrate si appresta a dare dei chiarimenti per arrivare a un'interpretazione sistematica ci sono le svalutazioni di perdite su crediti e la Pex, per quest'ultima in particolare c'è l'esigenza di dare chiarezza, secondo Betunio, a proposito di start up.
L'esigenza di chiarezza delle regole enunciata da Betunio ha trovato ampia eco nella voce delle imprese, rappresentate dalle due associazioni. Nel suo saluto, Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda, ha chiesto una riflessione per il riordino delle agevolazioni alle imprese, la cui complessità spesso spinge gli imprenditori a evitare di avvalersene. Luigi Abete, presidente di Assonime, ha ricordato che con l'andamento recessivo dell'economia si sono ristretti i margini di manovra sulla tassazione indiretta e patrimoniale per un riequilibrio a favore di lavoro e imprese. Anche in questa situazione però rimangono degli spazi di intervento: «È tempo di iniziare a ripulire – ha affermato Abete – il sistema delle incrostazioni e dai regimi particolari stratificatosi» nell'ultimo decennio. Per questo Abete ha chiesto regole stabili per l'imponibile delle imprese, in un assetto «unitario e stabile» rappresentato da un codice.
Ivan Vacca, condirettore generale di Assonime, ha spiegato che nel tavolo interassociativo con Confindustria, Abi e Ania, sono state avanzate proposte almeno per una "mini-riforma", dati i tempi residui della legislatura, di semplificazione della normativa fiscale e ha sottolineato anche l'esigenza di un intervento sulla normativa Cfc. Guido Marzorati, direttore del settore Diritto d'impresa e fisco di Assolombarda, esaminando l'ultima manovra ha segnalto come alcuni interventi "sfavorevoli" per le imprese, come l'anticipo e la configurazione dell'Imu, vadano considerati in un quadro complessivo, in cui ci sono anche aspetti favorevoli come la riduzione dell'Irap sul costo del lavoro.
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