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Questo articolo è stato pubblicato il 03 gennaio 2013 alle ore 06:41.

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Il ritorno per il 2013 al Mud – il modello unico di dichiarazione ambientale – è un fatto puramente tecnico e dal punto di vista legislativo inevitabile. Questo non basta, però, a liquidare con un tratto di penna (il decreto della vigilia del brindisi di San Silvestro) la questione della "dichiarazione rifiuti". Che, come sanno centinaia di migliaia di imprese, da qualche anno porta con sè un nome evocativo: Sistri.
Il balletto sull'entrata in vigore del sistema di tracciamento digitale dei rifiuti – più volte prorogata a causa delle (giustificate) proteste dei destinatari della norma, e infine sospesa per legge dal governo uscente – è ben lungi dall'essere risolto e rischia di prestare il fianco a un altro lungo periodo di incertezza. In primo luogo perchè nessuno oggi può dire che cosa succederà il 1° luglio 2013, quando scadrà la "sospensione per legge" del sistema Sistri: perchè questo diventi operativo (quale sarebbe dovuto essere già da un paio d'anni) infatti, serviranno provvedimenti attuativi (decreti) il cui presupposto logico è che siano stati nel frattempo risolti tutti i problemi tecnici e logistici che hanno azzoppato i tre precedenti mancati debutti.
Non si può, inoltre, parlare del tracciamento digitale senza ricordare qual è stata la storia e la gestione del contributo Sistri, pagato per due anni (2010 e 2011, compresi gli "accessori" obbligatori, dalle chiavette usb alle black box) da centinaia di migliaia di imprese senza avere il servizio relativo, salvo poi sospendere il tributo per il 2012. Un percorso così tortuoso e contestato che ha portato a una prima serie di ricorsi, nel Nordest, direttamente davanti alle commissioni trubutarie competenti per territorio. Da cui potrebbe a breve uscire un nuovo capitolo della tormentata storia del Sistri.
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