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Questo articolo è stato pubblicato il 30 maggio 2010 alle ore 08:02.
Di certo, l'abolizione delle dieci province con meno di 220mila abitanti, purché «non confinanti con altri stati e collocate in regioni a statuto ordinario», è stata stralciata dal testo del decreto sottoposto ieri al vaglio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Potrebbe finire nel disegno di legge (o in uno dei disegni di legge) a carattere "ordinamentale" che accorpano tutte le norme espunte dal decreto, oppure confluire direttamente nel ddl di riforma delle autonomie locali in discussione alla Camera.
La decisione è frutto del complesso lavoro di limatura del testo originario della manovra, che ha coinvolto gli uffici del Quirinale e Palazzo Chigi. Le obiezioni nel merito del Colle hanno trovato peraltro una "sponda" politica proprio a palazzo Chigi, dove si sono riversati nelle ultime ore i malumori emersi all'interno della maggioranza. Del resto, era stato Umberto Bossi in persona a stoppare l'operazione con la minaccia di «guerra civile» nel caso in cui fosse stata abolita la provincia di Bergamo. Il tutto mentre i finiani rilanciavano chiedendo l'abolizione totale (nel programma del Pdl si parla della possibile abolizione delle province "inutili").
A confermare lo stralcio della norma sulle province è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che ricorda come tra i punti qualificanti della manovra si segnalino «gli aumenti del salario collegati all'efficienza, i vantaggi fiscali per le nuove imprese e aree senza burocrazia nel Mezzogiorno, la lotta all'evasione».
Un esame complessivo delle misure stralciate dal decreto sarà possibile solo una volta presa visione del testo che approderà in Gazzetta ufficiale. Se, come sembra, il principio portante che ha ispirato lo "spacchettamento" è stato quello di inserire nel decreto solo le norme con effetti immediati di cassa, l'elenco delle possibili norme che ora prenderanno la strada di uno o più disegni di legge potrebbe allungarsi: dall'accorpamento degli enti previdenziali alla stessa abolizione di una ventina di enti pubblici, dalla fiscalità di vantaggio al Sud destinata alle imprese di nuova costituzione alle zone «a burocrazia zero», nelle quali i procedimenti burocratici siano conclusi con provvedimento del prefetto, oppure attraverso il silenzio assenso. Sub iudice altresì lo spostamento dallo Sviluppo economico (Attività produttive) alla presidenza del Consiglio della gestione del Fas (fondo per le aree sottoutilizzate), e delle funzioni relative allo sviluppo economico territoriale.







