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Questo articolo è stato pubblicato il 22 luglio 2010 alle ore 08:05.
Un attacco frontale per certi versi scontato e dai toni forti quello di Guglielmo Epifani alla Fiat. Dopo il nuovo licenziamento, questa volta alla Powertrain di Termoli, il leader della Cgil parla di «stillicidio di atti contro il buon senso e contro ogni misura» che rende difficile «non pensare ad un atto di ritorsione». Secondo Epifani il Lingotto usa «qualsiasi pretesto pur di provare ad intimorire o colpire lavoratori e delegati. E questo mi sembra inaccettabile nell'Italia e nell'Europa di oggi».
Una lettura dei fatti, quella del capo della Cgil, respinta dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: «Non siamo più negli anni '70, una persona ha il diritto di scioperare ma non di impedire agli altri di lavorare. Non si può impedire la libera circolazione delle merci e bloccare le linee di produzione», ha detto Sacconi, promuovendo la strada intrapresa dall'azienda che ieri ha reso noto, da Detroit, il risultato trimestrale positivo per 113 milioni, ha approvato lo spin off dell'auto e confermato l'accordo per Pomigliano. Conti positivi che hanno convinto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a dire che rappresentano una «buona premessa, non solo per Pomigliano, ma per il piano generale della Fiat in Italia, che prevede 20 miliardi di euro nei prossimi sei anni». Bonanni ha anche rinnovato l'invito a Marchionne a non cadere nella «trappola» della Fiom. La sua tesi è che le tute blu guidate da Maurizio Landini abbiano «interesse a creare contrasti e a spingere alcuni lavoratori e l'azienda a comportamenti esasperati». A chiedere, invece, «dieci Pomigliano» è il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, che parla di un accordo di «svolta» per le relazioni industriali, l'industria automobilistica e la ripresa del Mezzogiorno, mentre il segretario dell'Ugl, Giovanni Centrella, sollecita certezze sul sito campano e, più in generale, su «Fabbrica Italia».
Intanto la Fiom, che ha deciso per domani altre due ore di sciopero nel gruppo, ha presentato i ricorsi contro i licenziamenti dei tre operai di Melfi accusati di aver bloccato il passaggio di un carrello per la produzione della Punto Evo durante uno sciopero interno in un turno notturno. A fermarsi, ieri, sono stati invece i dipendenti di Termini Imerese per lo sciopero proclamato sempre dai meccanici della Cgil: la fabbrica siciliana destinata a chiudere a fine 2011 e per la quale il sindacato sollecita una soluzione «immediata e adeguata». Un nuovo stop, quello della Fiom, che si inserisce nella prospettiva della manifestazione nazionale convocata per il prossimo 16 ottobre e alla quale continuano a giungere adesioni di diversi esponenti della sinistra (ieri quelle dei Comunisti italiani e del governatore pugliese Nichi Vendola). Intanto da Mirafiori rimbalza la notizia di un nuovo ciclo di cassa integrazione ordinaria: interesserà i 5mila dipendenti dello stabilimento piemontese tra la fine di agosto e gli inizi di ottobre.







