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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2010 alle ore 08:11.
Le attenuanti generiche del periodo di assestamento, degli schemi da metabolizzare, del nuovo allenatore, dopo cinque giornate perdono credibilità. Se parlare di crisi è viceversa prematuro, è comunque bene fare i conti con la realtà. E la realtà dice che il popolo juventino, salvo miracolose ‘guarigioni' , dovrà rassegnarsi ad un'altra stagione interlocutoria. Il Palermo banchetta a Torino e affossa una squadra che non sembra avere uno straccio di identità, che dà l'impressione di essere ancora in fase sperimentale e che ha pescato i tre punti e una gran prestazione pochi giorni fa solo perché l'Udinese, se possibile, sta messa ancora peggio. Il 3-1 è lo specchio esatto di quanto prodotto dalle due squadre in campo. Quantità e qualità dagli uomini di Delio Rossi, poco o nulla da quelli di Delneri. Stridente e abissale il confronto. Da una parte funziona tutto a meraviglia. Pastore è il vero astro nascente e suggella la sua prestazione e il suo brillante inizio di campionato con un gol che mette la gara in discesa, Bovo e Ilic rincarano la dose e persino la mossa di Pinilla unica punta sembra una soluzione geniale studiata a tavolino. E forse lo è. Dall'altra parte la Juve non ne azzecca una e la sensazione chiara è che non si tratti di prestazioni individuali sotto tono ma di indicazioni discutibili della panchina. Una difesa sempre fuori posizione, troppo alta, un centrocampo che non riesce né a spingere sulle fasce come impone il credo di Delneri né ad arginare l'intraprendenza degli ospiti e un attacco in cui Del Piero, schierato con Quagliarella, sembra essere l'unico in grado di trainare la squadra ma viene accantonato al primo segnale di difficoltà.
Il Palermo prende immediatamente il sopravvento. Pastore dopo 2' minuti è già in copertina ribadendo in rete la respinta di Storari sulla prima conclusione di Pinilla. Arrivare davanti al portiere bianconero è un gioco da ragazzi e in men che non si dica il Palermo colleziona anche una buona dose di occasioni mancate che potrebbero chiudere i giochi molto prima. Pastore prova infatti a replicare ma colpisce il palo approfittando di una disattenzione potenzialmente fatale dell'intera retroguardia bianconera. Del Piero è appunto l'unico che prova a reagire ma sulla sua strada trova un reattivissimo Sirugu che gli chiude la porta prima su un bel calcio di punizione e poi sul destro da fuori area. E ancora il capitano costringe Cassani al fallo in area che il direttore di gara scambia per una simulazione. Piove sul bagnato. Il tecnico friulano non riesce a rimettere la squadra in carreggiata neppure con i cambi, anzi. Iaquinta e Amauri non fanno meglio di Pepe e Quagliarella, e il cambio di modulo con Krasic, Del Piero e Iaquinta schierati dietro ad Amauri non fa altro che intasare la trequarti. E allora fuori Del Piero con mezz'ora di gara ancora da giocare. La Juve perde l'anima e il Palermo approfitta per infierire e fare male. E' ancora su una corta respinta che la difesa si perde l'uomo, che questa volta è Ilicic. Il 2-0 spegne ogni velleità bianconera. Arriva qualche buon cross per Amauri che incoccia ancora contro la serata di grazia di Sirugu. Mentre la porta di Storari si spalanca anche sulla punizione di Bovo. Iaquinta si toglie solo un'amara e piccola soddisfazione personale che non edulcora neanche un po' una serata da demolire. In questa Juve non c'è nulla da salvare e per ripartire bisogna ricominciare tutto da capo.









