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Calderoli: serve "patto del trampolino" tra Berlusconi, Fini e Bossi

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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2010 alle ore 16:56.

«O si va al voto o si fa un patto per arrivare a fine legislatura». Il ministro Roberto Calderoli detta la sua ricetta per provare a ricucire la frattura tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini superando l'attuale empasse. E punta sul protagonismo della Lega nel ruolo di "mediatrice" tra Pdl e Futuro e Libertà. «Serve un nuovo "predellino", un patto del trampolino - prosegue Calderoli - per rilanciare legislatura ed esecutivo. Devono incontrarsi Berlusconi, Bossi e Fini». Da Fli arriva intanto il "ni" di Italo Bocchino. «Non mi sembra che l'atteggiamento di Berlusconi, dei suoi giornali e del Pdl sia prodromico» a un vertice di tra i tre leader della maggioranza. Mentre un altro finiano, il presidente della commissione Lavoro Silvano Moffa, apre. «L'iniziativa di Caleroli può aiutare perchè si è preso atto che dei problemi politici del centrodestra. Ciò che unisce e non divide è sempre positivo».

Dal "predellino" al "patto del trampolino". Per Calderoli la diatriba tra i due cofondatori del Pdl ha bisogno quindi di un "ammortizzatore" rappresentato dalla Lega. Che nei mesi scorsi è più volte scesa in campo, con Calderoli ma anche con il governatore del Piemonte, Roberto Cota, per cercare di ridurre la distanza tra il Cavaliere e l'ex leader di An. La strada verso una tregua duratura non è però affatto semplice e l'analisi di Calderoli parte da lontano. «Il famoso predellino - ammette ancora il ministro della Semplificazione - era sbagliato in partenza e Bossi lo segnalò subito. Quel progetto non ha coinvolto né la Lega Nord né l'Udc che addirittura è andata all'opposizione. Ora - rimarca Calderoli - dobbiamo partire da qualcosa di diverso, dal "patto del trampolino", un trampolino per rilanciare la legislatura prima che sia troppo tardi». Il ministro è dunque convinto della necessità di mettere a punto un nuovo accordo. Che, dice con molta chiarezza, «non sono i cinque punti programmatici illustrati da Berlusconi alle Camere perché i problemi tra i due contendenti Fini e Berlusconi, sono di natura personale e non politici. Sul piano politico c'è già la possibilità di un accordo».

Il Pdl alla ricerca di una svolta. Intanto dentro il Pdl continua il confronto tra l'ala di Liberamente, che fa capo ai ministri Angelino Alfano, Franco Frattini, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, e la vecchia guardia berlusconiana. Con i primi che continuano a insistere sulla necessità di un profondo rinnovamento dei vertici del partito. E anche oggi il titolare degli Esteri, in una intervista al Quotidiano Nazionale, è tornato ad auspicare un coordinatore unico del Pdl: un passaggio «fondamentale» per il ministro. Che chiede «un ricambio generalizzato» nel partito «con nuovi coordinatori comunali e provinciali». Mentre i maggiorenti del Pdl, con in testa Fabrizio Cicchitto, frenano sull'ipotesi di un azzeramento dei tre coordinatori, ma condividono la necessità di rinnovare la periferia del partito. «La leadership di Berlusconi, sia ai tempi di Forza Italia, sia adesso con il Pdl, c'è sempre stata, c'è e continuerà ad esserci - ragiona Cicchitto -. Adesso il problema principale è quello di rimettere in moto il partito ai livelli regionali e locali, dandogli una struttura associativa il più collegiale e ampia possibile».

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