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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2011 alle ore 20:09.

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Nel cuore di Cernobyl 25 anni dopo. Nella foto l'ingresso alla zona di esclusioneNel cuore di Cernobyl 25 anni dopo. Nella foto l'ingresso alla zona di esclusione

Chi avrebbe condotto l'esperimento il 25 aprile era addestrato, aveva discusso la pianificazione. Ma il gestore della rete di alta tensione disse no: le acciaierie sovietiche stanno chiedendo energia e il reattore 4 deve marciare a piena potenza. Così l'esperimento fu rinviato alla notte. Altro turno, con la ricetta da seguire appuntata con il nastro adesivo sul tavolo di controllo, questo banco di comando fatto di lamiera grigia che è in questa stanza nera.

Quelli provarono. Abbassarono la reazione e spensero tutto. Le grandi turbine e i grandi alternatori che continuavano a girare sempre più piano per forza d'inerzia dovevano produrre abbastanza corrente elettrica - questo lo scopo dell'esperimento - per far funzionare le pompe di circolazione dell'acqua nel nòcciolo. Ma la reazione era istabile, e il computer di controllo - uno di quei computeroni di una volta, armadi di latta con i nastri magnetici che giravano su grandi bobine - voleva spegnere la reazione, e gli addetti - con la tuta bianca come questa e con la cuffietta bianca sulla testa come questa - staccarono anche il computer per poter continuare l'esperimento che l'elettronica voleva impedire. Ore 1,23 e 45 secondi del 26 aprile 1986.

Oggi è una stanza buia di cemento. Senza finestre né luce. Una caverna. Ci sono i relitti di quadri di comando e di gestione. Alla parete c'è lo schema del reattore con disegnati sul tabellone - oggi illuminato solamente a tratti dai lampi della torcia spalleggiata dell'ingegner Scripov - i punti delle barre di controllo e di potenza, com'era nell'86.
Centinaia di interruttori, lucine e spie, fasci di migliaia di cablaggi: tutto è stato tolto e restano i tavoli di comando e i tabelloni di lamiera zincata con centinaia di fori allineati, in ogni buco c'era una spia o un bottone. Lo scheletro sdentato dell'errore e dell'orrore.
Polvere grigia su tutto. Cicche di sigarette a decine, anche se è vietatissimo fumare. Questa catacomba buia e abbandonata è il rifugio del vizio.
È un niente, un posto banale senza vita, un relitto di cemento grigio: qui fu data una delle grandi spallate al comunismo, quando di colpo i popoli dell'Urss, dopo le propagande di tecnologie spacciate per vere, si sentirono traditi dal sogno di felicità promesso dalla dittatura. Era una bugia, colossale; l'Urss era una commedia terrificante.

Centrale di Cernobyl, ore 15, esterno davanti al sarcofago, radioattività a 90,01.
L'ingegnere capo Andrei Savin mostra come sarà costruita la copertura d'acciaio speciale, allestita lì dove adesso c'è il cantiere, e lì le trincee di scorrimento per fare scivolare la volta immensa fino a coprire tutto il sarcofago.

Centrale di Cernobyl, ore 15,15, interno della palazzina d'ingresso 1430, radioattività 0,34.
Il percorso contrario. Il cantiere, la prima recinzione con il posto di polizia e il controllo nei "varchi", la strada fino alla palazzina 1430. Passare un altro varco di controllo della radioattività. Bisogna lasciare il dosimetro personale (era partito a 0000, ora ha accumulato 0023), levarsi le scarpe, salire allo spogliatoio passando per un altro controllo della radioattività, mettersi l'accappatoio e le ciabatte, andare dalla zona "sporca" a quella "pulita", indossare i propri vestiti, calzare le scarpe all'uscita dello spogliatoio e ripresentarsi nello studio dell'ingegner Bulca per accomodarsi sulla poltrona dosimetrica. Risultato: 041 come all'ingresso.


I dati sulla radioattività sono espressi in microröntgen. A titolo di confronto, una radiografia al torace ha valore medio 2 e un volo di un'ora su un'aereo di linea ha valore 0,25.

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