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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2011 alle ore 06:38.
(AFP/NASA)
Esattamente 50 anni fa Yuri Gagarin ultimava i preparativi del primo volo umano "ufficiale" nello spazio – la storiografia ufficiale sovietica (e oggi russa), infatti, ignorò almeno un paio di tentativi precedenti finiti in modo tragico. Il giorno dopo, percorrendo un'intera orbita intorno alla Terra con la sua minuscola navicella Vostok-1 (le dimensioni interne erano quelle di una micro-utilitaria), apriva una strada che ha trasformato vita e conoscenze dell'uomo. Consegnando anche alla storia una sintesi un po' banale della sua esperienza senza precedenti: «Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini».
Volendo stilare un bilancio dei risultati ottenuti dall'esplorazione spaziale, a mezzo secolo dallo storico evento la domanda forse più ricorrente – tra le tante che da allora hanno accompagnato l'avventura dell'uomo nel cosmo – è se ne è valsa la pena. Soprattutto sotto il profilo dell'impegno di spesa rispetto ai risultati ottenuti. Perchè gli investimenti assorbiti dal settore, specie per portare l'uomo sulla luna, sono stati davvero imponenti: i maggiori della storia dell'uomo, se si esclude la simultanea corsa agli armamenti.
Forbice gigantesca
Washington infatti finora ha stanziato per lo spazio ben 825 miliardi di dollari a prezzi costanti del 2007, mentre le sue spese militari, pur comprendendo un decennio in più, hanno raggiunto i 5.500 miliardi. Volendo tentare una stima del costo totale comprensiva dei costi degli altri paesi con programmi spaziali complessi (Cina, India, Giappone e l'Europa, con l'Esa), si può ipotizzare una forbice tra 1.500 e 1.800 miliardi di dollari.
In effetti il calcolo del denaro speso risulta possibile con una certa precisione solo per gli Usa, data la segretezza che avvolse gli sviluppi del settore nell'allora Unione Sovietica (e oggi in Cina), complice anche la dualità di molti comparti: il vettore che portò in orbita Gagarin, denominato R-7, altro non era che il primo missile intercontinentale sovietico (l'SS-6 "Sapwood", secondo i codici Nato), convertito a uso civile. Dualità di cui peraltro si sono serviti anche Usa, Cina, India e Francia.
L'Urss spossata
A fronte di 90 miliardi di dollari nominali spesi dalla Nasa nel periodo della cosiddetta "corsa spaziale" (dal 1958 al 1975, anno della prima missione congiunta Usa-Urss), Mosca ne avrebbe profusi 78 per cercare di reggere il confronto (e poi comunque perderlo, almeno nel caso dello sbarco umano sulla Luna). Cifra spropositata rispetto alle possibilità dell'economia sovietica di piano che, insieme alle spese militari (su tutte, nemesi settoriale ormai rimossa in Occidente, gli stanziamenti-record per cosiddette "guerre stellari" degli anni 80), concorse a minare la solidità del sistema, causandone il crollo del 1991.










