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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2011 alle ore 18:54.

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Per il volontario italiano Hamas prepara funerali di Stato (LaPresse)Per il volontario italiano Hamas prepara funerali di Stato (LaPresse)

Domani a Gaza ci saranno i funerali di Stato per Vittorio Arrigoni, Vic per gli amici. La notizia, arrivata pochi minuti fa, è stata data dal ministro degli Esteri di Hamas, Mohammed Awad. La salma del giovane pacifista ucciso venerdì, a soli 36 anni, da una cellula salafita, è custodita nell'obitorio dell'ospedale Shifa di Gaza City.

Martedì il corpo del giovane partirà per l'Italia passando dall'Egitto attraverso il valico di Rafah. Egidia Beretta, la mamma di Vittorio, vuole infatti evitare il passaggio del corpo del figlio attraverso Israele, per rispettare la memoria del ragazzo che ha dedicato la sua vita a lottare contro le azioni israeliane nei territori palestinesi, battaglia che gli è costata diversi provvedimenti di fermo da parte delle autorità ebraiche e duri periodi di detenzione. «Vittorio - ricorda la mamma - non poteva entrare in Israele: lo avrebbero arrestato».

Sul fronte delle indagini ci sono importanti novità. Le autorità di Hamas - il partito islamico al potere nella striscia di Gaza - hanno scoperto l'identità dell'uomo considerato la mente del rapimento e dell'omicidio di Vittorio Arrigoni. Si tratta di Abdel Rahman detto il "giordano" entrato a Gaza dal Sinai attraverso uno dei tunnel usati per il contrabbando. L'informazione, secondo il quotidiano israeliano Maariv, arriva da Haitem Salfiti, un cittadino palestinese salafita arrestato in questi giorni. Intanto le autorità giordane, dopo aver condannato con forza l'omicidio dei un attivista per la pace, definendolo «un crimine orrendo», hanno avviato indagini per verificare l'effettivo coinvolgimento di un loro cittadino .

Il nome del "giordano" va ad aggiungersi a quello dei due militanti della cellula salafita Al Tawhid wal-Jihad (monoteismo e guerra santa) arrestati venerdì da Hamas, Farid Bahar e Tamer al-Hasasnah, che hanno confessato di essere rispettivamente il killer dell'attivista italiano e il basista dell'operazione. Si tratta di due ex militanti delle Brigate Ezzedine al Qassam, il braccio armato di Hamas, passati in un gruppo qaedista ma che ricevevano ancora uno stipendio dalle forze di sicurezza del movimento islamico. I due arrestati sono originari del campo profughi di Shati, a ovest di Gaza City, uno dei luoghi della disperazione palestinese che fanno da incubatrice al radicalismo violento e all'estremismo senza compromessi. La ricerca della polizia ora si concentra sul "giordano" e su altri due salafiti di Shati visto che la cellula che ha rapito e ucciso Vittorio Arrigoni, secondo fonti della sicurezza, era composta da cinque persone.

Il rapimento e l'omicidio del pacifista italiano, forte sostenitore della causa palestinese, sta mettendo in forte imbarazzo Hamas, che ha disposto retate su vasta scala, interrogatori a tappeto fra i simpatizzanti delle fazioni salafite locali, e ordinato in queste ore la chiusura, senza eccezioni, dei tunnel del contrabbando fra la Striscia di Gaza e il Sinai, da dove potrebbero tentare la fuga i ricercati.

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