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Questo articolo è stato pubblicato il 23 maggio 2011 alle ore 08:15.

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I media afghani: il mullah Omar è stato ucciso (Reuters)I media afghani: il mullah Omar è stato ucciso (Reuters)

di Gianandrea Gaiani
Incertezze e soprattutto molta confusione intorno alla morte del mullah Omar, a capo della cosiddetta "shura di Quetta", organo politico-militare dei talebani afghani. Dopo una prima conferma, il portavoce dei servizi di intelligence di Kabul (NDS), Nutfullah Mashal, ha dichiarato di «non poter confermare» la morte del mullah, ma solo che «è scomparso dal suo nascondiglio di Quetta, nel Baluchistan», una provincia del sud-ovest del Pakistan. Il leader talebano sarebbe scomparso dal suo nascondiglio da quattro o cinque giorni, e secondo fonti di stampa pakistane sarebbe rimasto ucciso in un agguato teso dalle truppe di Islamabad. Neppure le forze alleate in Afghanistan dell'Isaf confermano la notizia, peraltro subito smentita categoricamente dai talebani. Il portavoce Zabihullah Mujahid l'ha definita «pura propaganda» annunciando che «il mullah Omar guida i mujahiddin dall'Afghanistan».

Secondo notizie diffuse in mattinata dalla tv pakistana ToloTv e dall'agenzia di stampa afghana Pajhwok, il mullah Omar sarebbe stato ucciso due giorni fa durante il suo trasferimento da Quetta al Nord Waziristan, nella Tribal Area pakistana al confine con l'Afghanistan. Nell'operazione militare sarebbe stato coinvolto anche il network di Maulvi Jalaluddin Haqqani e del figlio Sirajuddin, il noto "clan Haqqani" che domina il Waziristan ed è da tempo rivale della "shura di Quetta".

I due organismi politico-militari talebani si sono divisi l'area d'operazioni nel conflitto contro Kabul e le truppe alleate. Gli uomini di Haqqani agiscono soprattutto nel nord-est afghano e hanno condotto spettacolari assalti suicidi a Kabul, Jalalabad, Gardez e altri centri afghani. Le milizie fedeli al mullah Omar agiscono soprattutto nel sud e nell'ovest ma negli ultimi dodici mesi hanno subito severi smacchi a causa delle offensive alleate nelle province di Hellmand e Kandahar.

Al centro della rivalità tra i due movimenti vi sarebbe il crescente supporto dei servizi segreti militari pakistani (ISI) al clan Haqqani, giudicato più malleabile, mentre da tempo circolano voci sulla disponibilità del mullah Omar a negoziare con Kabul e soprattutto con gli statunitensi. Forse non è casuale che la notizia della morte di Omar (o la sua fuga) sia stata resa nota dopo che erano circolate molte indiscrezioni sulle trattative in corso in Qatar e a Berlino (raccontate dallo Spiegel) tra emissari della "shura di Quetta" e funzionari del Dipartimento di stato statunitense.

Islamabad aveva annunciato da tempo la volontà di uccidere o catturare il mullah Omar, intento ribadito dal governo subito dopo il blitz statunitense che il 2 maggio portò all'uccisione di Osama bin Laden. Poiché anche il leader talebano si è nascosto in questi anni in Pakistan è probabile che le forze di Islamabad abbiano cercato di eliminarlo prima che cadesse nelle mani degli statunitensi ai quali avrebbe potuto fornire molte informazioni circa le sue forze, i suoi collaboratori e soprattutto le complicità pakistane che lo hanno coperto negli ultimi anni.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si era detto pronto domenica a ripetere l'operazione compiuta ad Abottabad per uccidere bin Laden, qualora l'intelligence Usa fosse venuta in possesso di dati certi sulla presenza del mullah Omar in una determinata zona del Pakistan.

Un'altra ipotesi (forse più probabile del tentativo di raggiungere il Waziristan in mano ai rivali del clan Haqqaani) è che Omar, vistosi braccato da statunitensi e pakistani, abbia trovato rifugio in Iran, Paese che in più occasioni ha ospitato segretamente uomini di punta di al-Qeda e del regime talebano. Tra questi un figlio di Osama, Said bin Laden e l'uomo indicato come il nuovo capo di al-Qaeda, l'egiziano Muhammad Ibrahim Makkawi, il capo di stato maggiore dell'organizzazione terroristica più noto con il soprannome di Saif al Adel (la spada della giustizia).

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