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Questo articolo è stato pubblicato il 29 luglio 2011 alle ore 11:09.

Sul processo lungo la maggioranza strappa la fiducia numero quarantotto al Senato con 160 sì e 139 no. Hanno votato contro Pd, Idv, Udc, Mpa, Api e Fli. A favore, Pdl, Lega e Coesione Nazionale. Il ddl adesso passa all'esame della Camera, in terza lettura, per l'approvazione definitiva. In aula, al momento del voto, c'è anche il neoministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, il cui nome era stato spesso evocato dall'opposizione nelle ultime ore. Semaforo verde dunque per la norma al centro dello scontro politico, che ha dato il nome al provvedimento e che prevede la possibilità per la difesa di presentare lunghe liste di testimoni e di non considerare più come prova definitiva in un processo la sentenza passata in giudicato di un altro procedimento. Una modifica che, secondo l'opposizione, si applicherebbe ai processi Ruby e Mills consentendo il prolungamento dei giudizi fino alla prescrizione breve di cui finirebbe per beneficiare Silvio Berlusconi.
Gasparri al Pd: regime? Guardatevi allo specchio
Clima comunque teso in aula durante le dichiarazioni di voto con l'opposizione che si scaglia contro quello che giudica l'ennesimo provvedimento «ad personam». Il momento più caldo si registra quando in aula prende la parola il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, che difende a spada tratta il "processo lungo" (lo fa anche la Lega nonostante i mugugni degli ultimi giorni). «Non accettiamo lezioni di moralità da chi non ha titolo per impartirne - dice rivolgendosi ai banchi del Pd -. Se un regime c'è lo si vada a cercare a Sesto San Giovanni dove di padre in figlio i sindaci alimentano un sistema di illegalità che riguarda la vostra storia. Se cercate il regime guardatevi allo specchio e lo troverete nel vostro passato e nel vostro presente».
Protesta in aula dell'Idv contro la maggioranza
Quanto basta per scatenare la reazione rumorosa dei dipietristi che accompagnano l'intervento del presidente dei senatori pidiellini inscenando una piccola protesta. Così dai banchi dell'Idv spuntano dei fogli bianchi, agitati da alcuni parlamentari, con la scritta «ladri di giustizia». Il presidente del Senato, Renato Schifani, li richiama all'ordine e prova a riportare la calma in aula. I senatori dipietristi non demordono e il fuoriprogramma cessa solo quando gli assistenti parlamentari tolgono loro dalle mani i fogli incriminati.
Opposizione durissima: è una nuova legge ad personam
Ma la tensione resta ed è altissima. Con l'opposizione che contesta il ddl e la scelta della maggioranza di accelerare per portare a casa il provvedimento entro la pausa estiva. Il Pd non risparmia toni durissimi. «Credo che quando sfilerete sotto quel banco e sentirete sul collo il piede del padrone - tuona Anna Finocchiaro - dentro di voi qualcosa ribollirà». Anche il senatore Gianpiero D'Alia (Udc) è tranchant. «Non votiamo questo provvedimento che avete trasformato in una nuova legge ad personam per allungare i processi del premier e farli andare in prescrizione. State consumando una farsa». Mentre l'Idv, con Luigi Li Gotti, parla di «capolavoro di strafalcioni giudiziari». «Più cercate la fiducia per scappare dal parlamento, più affogate nella sfiducia del popolo italiano. Sarete ricordati come la pagina buia della democrazia».
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